29/09/2016

Droga, mafia e legalità: la cannabis non è mai “leggera”

Il 27 settembre, al Senato della Repubblica, nella Sala Koch, si è tenuto il convegno “Cannabis, non è mai leggera – Droga, Mafia, Legalità”.

Sono stati ospiti di eccezione il dott. Nicola Gratteri (nella foto), Procuratore della Repubblica di Catanzaro e il neurologo Rosario Sorrentino. Ha moderato la giornalista Daniela Vergara.

Gli intervenuti, in modo chiaro, tecnicamente appropriato e coerente, hanno spiegato la  pericolosità della legalizzazione della cannabis, e del progetto di legge in discussione alla Camera dei Deputati. Eravamo presenti e ne diamo un resoconto più dettagliato di quello pubblicato dalle varie testate.

Dal punto di vista fisico,

il dott. Sorrentino ha ribadito i danni gravi che la droga – per niente affatto leggeraprovoca alla corteccia cerebrale, degli adolescenti soprattutto: essa, che dovrebbe essere spessa circa 6 mm, si riduce a 2, o anche a meno. Ha spiegato perché la droga – che solo in malafede si può chiamare leggera –  dà dipendenza: il THC, il principio attivo della cannabis, sostituisce le molecole cerebrali naturali e provoca un rilascio di dopamina, il che dà euforia e senso di benessere. Presto (dipende dall’individuo e dall’età quanto presto) il cervello non è più in gradi di produrre dopamina da sé. La percezione si altera, le capacità di ragionamento, di concentrazione e di riflessione della zona prefrontale non si sviluppano o regrediscono, subentrano psicosi, apatia, schizofrenia e attacchi di panico.

Il sen. Gasparri col dott. Sorrentino
Il sen. Gasparri col dott. Sorrentino

Questo degli attacchi di panico è un  fenomeno sempre più diffuso tra i giovani, che, una volta provato un vero attacco di panico, contraggono una patologia psichiatrica detta “fobofobia”, “paura della paura”, che è lunga da curare... Le persone che fanno uso di cannabis, infatti, tendono a divenire sociopatici. In modo assolutamente imprevedibile, rispetto alle caratteristiche e alle condizioni neurologiche del soggetto interessato, anche solo un paio di boccate di fumo di cannabis possono dare reazioni abnormi. E il dottor Sorrentino – essendo un clinico – ne ha dovuti curare parecchi di giovani e giovanissimi rovinati dalle “canne”. Il paragone con l’alcol non regge: un bicchiere di vino, un cognac, non fa alcun male. Una sola canna può provocare danni seri. Ma poi: chi beve (con moderazione) non ha alcuna intenzione di ubriacarsi, mentre chi fuma cannabis (a scopo ricreativo) lo fa con l’intento preciso di “sballare”...

Il fatto che siano lecite e diffuse altre pratiche che possono far male o dare dipendenza (alcol, fumo, gioco d’azzardo) – ci permettiamo di aggiungere noi – non può essere una scusa per diffondere legalmente la droga, che rovina oggettivamente e innegabilmente, i nostri ragazzi. Ben venga una raccolta firme per chiedere che siano vietate severamente tutte le pratiche pericolose...: ma ora, l’argomento in discussione è altro.

Quanto alla questione strettamente legale

della liberalizzazione della droga, il dott. Gratteri ha affermato in modo netto e deciso che legalizzare sarebbe semplicemente un favore fatto alle mafie. Legalizzare non porterebbe “Nessun vantaggio nella lotta alla criminalità” ebbe a dire già anni fa il giudice Paolo Borsellino. Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro sottoscrive in pieno la stessa opinione.

Il giudice da decenni combatte la ‘Ndrangheta e lo spaccio di stupefacenti. Sa bene quanto il traffico di cannabis e derivati sia strettamente connesso a quello di eroina, cocaina e altri veleni, compresi quelli sintetici. Ha spiegato alcune delle infinite ragioni – sulle quali, ha detto, potrebbe stare “a parlare per una settimana”, per cui la legalizzazione è un errore totale, radicale, a 360 gradi.

In tutti i Paesi dove è avvenuta la legalizzazione, il consumo di droga è aumentato. Chi lo nega mente sapendo di mentire. Laddove aumenta il consumo di cannabis, di conseguenza aumenta il consumo di cocaina , eroina ecc.: aumentano i traffici delle mafie. Del resto è normale – ed è un’evidenza inoppugnabile – che chi è dipendente dalle canne diventi presto desideroso di provare cose sempre più forti ed efficaci.

Su 100 drogati solo 5 sono drogati di cannabis. Di questi, solo il 25% ha più di 18 anni: la legalizzazione quindi, toglierebbe alle mafie solo il 25% del 5% dei traffici: per il resto il mercato illegale continuerebbe a prosperare. E se gli introiti delle mafie sono prevalentemente da cocaina (eroina, ecc.), allora, per colpire la mafia liberalizziamo anche quelle?

Nella piazza della droga si vende di tutto: il mercato è uno, non è a parte quello della cannabis. E’ ridicolo pensare che se si legalizza la cannabis le forze dell’ordine avranno più risorse per contrastare il traffico delle altre droghe. Assicura Gratteri: Non risparmieremo neanche un poliziotto“.

I  drogati che sono in carcere non sono certo lì perché drogati, ma per altri reati: sono anni che il possesso di sostanze per uso personale e lo spaccio di “lieve entità” è stato depenalizzato. Sono anni che i tossicodipendenti incarcerati possono chiedere di essere trasferiti nelle comunità di recupero – se sono seriamente intenzionati a disintossicarsi.

Francesco-Aracri-droga
Il sen. Aracri

Inoltre, la cannabis coltivata e lavorata dallo Stato sarebbe comunque più costosa di quella prodotta dalle mafie: questi non hanno i “costi di produzione” che avrebbe un’industria legale, con lavoratori in regola, controlli sanitari ecc. Non avrebbero alcuna difficoltà a fare concorrenza ai negozi statali con prezzi più bassi.

Ma soprattutto, ha detto Gratteri, uno stato democratico non può legalizzare ciò che fa male, non può legalizzare ciò che dà dipendenza: dipendenza vuol dire ricattabilità, dipendenza è il contrario di libertà...

I relatori hanno convenuto che è fondamentale l’opera di prevenzione e che nelle scuole, invece di  far “altro”, dovrebbero andare persone a spiegare ai giovani e ai giovanissimi perché farsi le canne non conviene.

Sono intervenuti poi i rappresentanti delle Associazioni di recupero dei tossicodipendenti presenti, che hanno ribadito che dal canto della loro esperienza, dalla voce degli ex tossici e soprattutto dalla voce di quelli che stanno lottando (e a volte la vita intera non gli basta) per uscire dal tunnel, unanimemente e senza eccezioni si alza  un forte e deciso NO alla legalizzazione.

Il convegno è stato organizzato dall’Associazione Italia Protagonista, presieduta dal  Sen. Maurizio Gasparri, dal movimento Idea – Identità e Azione e in ispecie da uno dei suoi fondatori, il  Sen. Carlo Giovanardi, dall’associazione Imago e dal Sen. Francesco Aracri, dalla Comunità Incontro, fondata da Don Gelmini, per il recupero dei tossicodipendenti, dall’Associazione Papa Giovanni XXIII e da ll’Associazione  Athena.

Il sen. Giovanardi, in apertura, ha spiegato – dati alla mano: negli ultimi 10 anni il traffico è diminuito sensibilmente – che la lotta allo spaccio non è così fallimentare come molti vogliono far credere. E poi, se anche la lotta al crimine non è efficace, sarebbe questo un buon motivo per abrogare il codice penale?

A Gasparri, abbiamo chiesto quale sia la perniciosità della proposta di legge presentata alla Camera, e ha risposto così ai nostri microfoni:

In un breve intervento alla fine del convegno il dott. Giovanni Serpelloni, esperto di neuroscienze e dipendenze, ha voluto sottolineare un dato che nel convegno non è emerso: i grandi interessi economici che girano dietro la legalizzazione della cannabis. Soros ha dichiarato sul Wall Street Journal di aver finanziato con 80 milioni di dollari le campagne per la legalizzazione. Analoghi interventi “filantropici” sono stati fatti dai Rockefeller. Perché? La Philip Morris possiede laboratori per sviluppare piante con maggior concentrato di THC...

Questo invece il commento che ci ha rilasciato il sen. Aracri, cui abbiamo chiesto chi ci guadagna dalla legalizzazione della cannabis. E questo, collegandosi a quanto detto da Serpelloni, è un altro punto su cui conviene riflettere.

 

Qui c’è la registrazione completa dell’evento. Chi ha tempo l’ascolti.

 

Redazione

 

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