04/08/2016

Droga “leggera”: libertà o schiavitù?

I nostri articoli contro la liberalizzazione della droga cosiddetta “leggera”, suscitano un vespaio di polemiche.

Diamo una risposta “collettiva” che per semplicità e per ovvie ragioni di tempo facciamo con questo articolo.

1 – C’è chi dice: “Io mi faccio le canne da quando avevo 14 anni e ora ne ho 50 e sto perfettamente bene e in buona salute“. Noi siamo davvero contenti per lui. “Mio nonno fumava 100 sigarette al giorno ed è campato fino ad 100 anni, senza cancro ai polmoni”: ma nessuno può sostenere che il tabacco non favorisca il cancro. Così come gli studi asseriscono che anche la cannabis può causare tutta una serie di malanni. Perché negarlo?

Ma non solo: l’istupidimento provocato dalla cannabis è relativo. Forse coloro che si fanno le canne da una vita, hanno tutti un QI di 120, senz’altro. Ma se non si facevano le canne magari l’avevano a 140...?

2 – “L’assuefazione e la dipendenza da canne è più psichica che fisica”. E allora? Tutti i tossici hanno cominciato con le canne. Chissà perché. Perché non c’è neanche una comunità di recupero dei tossicodipendenti che si esprime a favore della legalizzazione della droga “leggera”?

3 – Qualcuno riesce a leggere nel documento dell’OMS che abbiamo citato qui  che la droga “leggera” non  fa tanto male. Volendo accettare la loro lettura parziale, potremmo quindi essere d’accordo che se non fanno tanto male, le canne non fanno bene. Questo ci basta.

Si potrebbe anche andare a vedere i dati del Colorado, dove la cannabis è legale da qualche anno (dal 2009 per scopo medico, dal 2013 per scopo ricreativo).

4 – Alcuni si arrabbiano come api e insultando dicono che non è vero niente, che la cannabis è una pianta miracolosa, che fa un gran bene all’umanità: si chiedano perché si alterano tanto. La “verità brucia”? Forse, però rende liberi. E in questo caso può servire  a liberarsi da una dipendenza è davvero molto pericolosa.

Ma, si sa: “L’uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero” (Francis Bacon, Novum organum, 1620)

Francesca Romana Poleggi

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