Dittatura Lgbt: Oxford difende Finnis

Era solo questione di tempo. Che John Finnis, filosofo del diritto di fama mondiale, già membro della Pontificia Accademia per la Vita e della Commissione teologica internazionale, dovesse finire nel mirino del fronte Lgbt, era scritto. Per un motivo semplice: le idee di questo ormai anziano professore (ha 78 anni), convinto che un ordine naturale esista, che vada difeso, e che non sia affatto quello per cui si batte il fronte arcobaleno. Di qui la petizione lanciata da alcuni studenti di Oxford, dove Finnis è docente emerito, i quali lo hanno accusato di «condotta discriminatoria» dato che nei suoi scritti sarebbero presenti «punti di vista estremamente discriminatori contro gruppi di persone svantaggiate».

Più precisamente, al filosofo è stato rimproverato d’aver costruito un’intera «carriera sulla demonizzazione», come ha spiegato al The Oxford Student Alex Benn, colui che ha ideato la petizione, e che ha aggiunto: «I suoi cosiddetti “argomenti” sulle persone svantaggiate sono odiosi, per non dire ampiamente screditati […] La sua posizione a Oxford ignora la sua decennale promozione della discriminazione e, in particolare, il suo ruolo attivo nel peggioramento della vita delle persone Lgbtq +». Naturalmente, come nei fatti Finnis abbia esercitato «il suo ruolo attivo nel peggioramento della vita delle persone Lgbtq +» non viene esplicitato. Infatti, l’accusa di omofobia, come spesso capita, non abbisogna di prove.

Ciò nonostante, come c’era da aspettarsi, l’iniziativa dei “tolleranti” ha avuto un certo successo dal momento che sono state raccolte qualcosa come 400 adesioni. Per nulla poche. Anzi, davvero tante. Però, c’è un però. Ed è un però positivo dal momento che l’università di Oxford non se l’è sentita, a fronte di questa richiesta, di defenestrare il prestigioso docente, il quale oltretutto sconta la colpa – almeno mediatica – di avere come ex allievo e pupillo quel Neil Gorsuch che un altro impresentabile, Donald Trump, ha pensato di nominare addirittura come successore del mitico Antonin Scalia, come giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Il cattolico Finnis è insomma quanto di più odioso possa esserci agli occhi di alcuni, essendo accademicamente autorevole e rispettato, eppure di idee del tutto contrarie, anzi opposte a quelle della cultura dominante. Da questo punto di vista è in qualche modo comprensibile che sia detestato, anche se l’iniziativa del mondo Lgbt si configura come l’ennesima preoccupante conferma di un’intolleranza ideologica che, col pretesto di contrastare l’intolleranza, si riversa impetuosa contro veri o presunti “intolleranti”, prima che a costoro sia impedito di difendersi. Bene tuttavia ha fatto Oxford a non dare retta alla petizione contro di lui e a difendere il diritto di parola del suo docente.

Certo, che si debba gioire perché un filosofo del diritto di fama internazionale, reo di essere conservatore, non sia cacciato dal proprio ateneo, appare molto singolare. E, se si vuole, pure avvilente. Tuttavia, coi tempi che corrono, tocca considerare anche queste piccole vittorie. Piccoli segnali di come non occorra sempre e comunque dare ragione, per forza, al fronte dei “tolleranti” arcobaleno. Anche perché, a ben vedere, oggi non esiste espressione della difesa del diritto a esistere delle minoranze più cristallina che quella in favore del pensiero di persone come Finnis, accademicamente isolate anche se non fanno che difendere e promuovere, sui temi della vita e della famiglia, l’ordine naturale di sempre.

Giuliano Guzzo

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