23/01/2015

“Diritto” all’aborto: ma il Parlamento UE non può ignorare 50 mila cittadini

Le lobby mortifere internazionali prima hanno fatto legalizzare un crimine, l’aborto. Ora pretendono che sia considerato un diritto inalienabile, un interesse protetto dalla legge.

La Francia, per esempio ha deciso “l’aborto pour tous”

A 40 anni dall’introduzione della legge Veil, la ministra della salute Marisol Touraine ha annunciato una riforma più permissiva di quella attuale (che già pone ben pochi limiti all’uccisione deliberata del bambino in grembo).

Disporrà il rimborso pubblico al 100% delle visite e delle analisi mediche, una procedura d’urgenza per gli aborti in extremis e di un numero anonimo ad hoc per avere informazioni e consigli di esperti. Provvederà inoltre a armonizzare le strutture abortiste in modo che siano agevolmente fruibili in tutto il paese.

Questa deriva deve essere fermata. Ognuno deve farsi carico di ciò che accade nel suo paese. Ma a livello europeo, tutti possiamo far sentire la nostra voce.

Il Forum delle Associazioni Familiari ci manda un comunicato in cui spiega come la società civile si stia mobilitando per far sentire il suo dissenso, per esempio, al Parlamento Europeo.

Più di 50mila cittadini europei hanno chiesto al Parlamento europeo di non adottare alcuna disposizione in favore del sostegno all’aborto, argomento fuori dalla competenze Ue, ed in particolare di non introdurre nessuna forma di “diritto all’aborto”.

La proposta di firme, lanciata dalla Federazione delle associazioni familairi europee (Fafce), ha raggiunto questo risultato in una settimana, evidenziando l’interesse e la mobilitazione sociale su questo tema.
Una grande dimostrazione di democrazia diretta che purtroppo è stata ignorata dai due terzi della Commissione sui diritti della donna del Parlamento europeo, che il 20 gennaio ha adottato la relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea nel 2013.
Un testo che, nonostante alcuni punti positivi, include proprio quel paragrafo che introduce una ancora più marcata enfasi sull’aborto e che i cittadini europei hanno richiesto di rimuovere.
La mobilizzazione dei cittadini non si arrende. L’obbiettivo della Fafce è ora sollecitare i membri del Parlamento europeo a riaffermare, nel voto atteso per il prossimo mese di marzo, la posizione già adottata nel dicembre 2013, quando essi rigettarono la cosiddetta risoluzione Estrela sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi.
Il messaggio è chiaro: l’UE non è competente sul tema dell’aborto che è di competenza dei governi e Parlamenti nazionali. Per questa ragione ogni riferimento all’aborto dovrebbe essere rimosso dal testo.

Daniele Nardi, Capo ufficio stampa del Forum delle associazioni familiari

Redazione

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