30/04/2017

Dipendenze: cambiano, ma non diminuiscono

L’ambito delle dipendenze riguarda tantissimi argomenti differenti: dipendenza dall’alcool, dipendenza dal fumo, dipendenza dalle droghe, dipendenza dal sesso, dipendenza dal gioco... e, ultimamente, dipendenza da internet, dai social e dagli smartphone.

Viviamo in un mondo iperconnesso, dove l’assenza della rete virtuale può essere fonte di disagio. I giovani, soprattutto, passano diverse ore al giorno davanti a PC o telefonini, tanto da dare più spazio a questi, rispetto alle relazioni personali autentiche e anche – aspetto interessante – ad altre forme di dipendenze: una recente ricerca condotta in USA ha infatti rilevato che l’abuso di droga ha subito una leggera flessione proprio in relazione all’aumento delle dipende da internet. Si cade dalla pentola alla brace, naturalmente, ma il dato è interessante.

Scrive Documentazione.Info: «Negli Stati Uniti si fa meno uso di cannabis, cocaina o eroina. Secondo alcuni esperti, a distrarli dalle droghe è lo smartphone. L’indagine Monitoring the Future, un report annuale che fotografa l’andamento dei consumi di sostanze stupefacenti negli Usa, rivela che per la prima volta dal 1975 è in netto calo il consumo di droghe, ma anche di alcol e sigarette. Secondo alcuni esperti, ci sarebbe una relazione tra questo fenomeno e l’aumento della dipendenza da internet».

Ma proviamo a quantificare queste dipendenze 3.0: negli USA più della metà dei ragazzini dai 13 ai 18 anni passano – in media – sei ore e mezza al giorno davanti allo schermo di un pc o di uno smartphone. In pratica, circa un quarto della giornata. Un altro quarto lo passano a scuola. Otto ore a dormire e le rimanenti quattro misere ore vanno spartite tra necessità primarie (mangiare, lavarsi), studio casalingo, eventuale sport, amici... lo sbilanciamento è evidente e ben giustifica il fatto che sia calato – per fortuna – l’uso di sostanze stupefacenti.

I colleghi italiani si stanno incamminando nella stessa direzione ma, per ora, il dato sull’uso della cannabis (la sostanza pi diffusa tra i giovani) nel 2016 mostra un aumento percentuale dal 21 del 2011 al 27% e l’uso di strumenti tecnologici impegna il 50% dei giovani nostrani per 3-6 ore al giorno.

Ad ogni modo il quadro, pur nella sua variabilità, rimane preoccupante: le dipendenze non spariscono, si modificano in base all’offerta. La legge del mercato non fallisce neanche in questo caso.

Il ragionamento che va fatto è dunque differente: cosa c’è nel mondo che spaventa così tanto i ragazzi, tanto da spingerli a vivere in una realtà parallela? A fuggire, con internet o con la droga, dal presente? Il discorso che va fatto, al di là delle utili ma pur sempre sterili statistiche, è educativo.

I genitori, gli educatori e gli adulti in generale dovrebbe guardare i giovani con quell’amore incondizionato che li porti ad affermare, con il beato Pier Giorgio Frassati: «Se volete fare qualcosa di buono nella vita, vivete, non vivacchiate. Vivete!».

Teresa Moro



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