17/09/2021 di Luca Marcolivio

Depenalizzazione Cannabis. Serpelloni: «Bufale e fake news. Danneggia tutti»

È tempo di referendum su vari fronti. Nella loro rinnovata effervescenza, i Radicali, accanto alla battaglia per il suicidio assistito, stanno promuovendo la depenalizzazione della coltivazione della cannabis. La raccolta firme per il nuovo referendum antiproibizionista ha già raccolto 333mila sottoscrizioni in soli tre giorni. La disinformazione e la superficialità generalizzate hanno portato molte persone, per lo più giovani, a fraintendere il messaggio. «La gente mi telefona e dimostra di non aver capito. Qualcuno ha pensato che già ci sia la legge per coltivare liberamente la cannabis», commenta esterrefatto Giovanni Serpelloni, medico, neuroscienziato delle dipendenze, già capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2008 fino al 2014 ed attualmente direttore del Neuroscience Clinical Center & TMS Unit a Verona. Intervistato da Pro Vita & Famiglia, Serpelloni ha spiegato perché qualunque forma di legalizzazione della cannabis è un pessimo affare per la salute pubblica e per quasi tutta la collettività ad eccezione (forse) di chi ci guadagna.

 

Professor Serpelloni, perché non bisogna depenalizzare la coltivazione della cannabis?

«Si sta cercando di portare avanti la legalizzazione dell’uso voluttuario, laddove l’uso medico è già permesso. Tecnicamente e scientificamente, dal punto di vista sanitario si tratta di un grosso errore. La cannabis non è più quella che un tempo, a basso tenore di principio attivo THC, in termini manipolatori, veniva definita una “droga leggera”. Di leggero ormai non c’è più niente. Vent’anni fa, la cannabis aveva dal 4 al 6% di THC. Oggi ci sono cannabis prodotte in culture intensive, che, attraverso una serie di artifici particolari, possono arrivare a un THC del 38-40%. Per fare un esempio comprensibile a tutti: se una birra dalla gradazione alcolica del 4%, la portiamo al 38%, ha ancora senso chiamarla “leggera”?».

Qualcuno propone: depenalizziamo, così, nessuno andrà più in galera…

«A questo proposito, ed in particolare sulla legalizzazione ad uso voluttuario, faccio notare che i principali consumatori di cannabis sono i minorenni. Sarà permesso anche a loro usare cannabis per legge? Credo proprio che sia irragionevole oltre che impossibile. Ha senso, allora, proporre di legalizzare una sostanza usata principalmente dai minori? Quindi, è una proposta che non sta né in cielo né in terra. Da neuroscienziato che lavora su questi temi da quarant’anni, posso dire che la cannabis arreca una serie di effetti disastrosi sul cervello. È una sostanza neurotossica in grado di dare disturbi mentali. Come denunciano anche i pronto soccorso, sono aumentati i casi di intossicazione acuta, con psicosi acute nei giovani dovute all’alta percentuale di THC. Chi usa cannabis riporta problemi neurologici e psicologici documentati da ricerche molto consolidate. Allora, mi chiedo: perché oggi dovrebbe essere una priorità sociale e politica la legalizzazione dell’uso o la depenalizzazione della coltivazione? Davvero ha senso dedicarci a questo tema o, piuttosto, non è il caso dedicarci alla prevenzione del Covid, al lavoro, all’economia, alla scuola?».

Chi ha dunque interesse ad insistere per la legalizzazione?

«Chi vuol legalizzare la cannabis (la legalizzazione della coltivazione è solo un preambolo) lo fa unicamente per business. Non sono io a dirlo io ma il Wall Street Journal: il business della cannabis è il green gold, l’oro verde. In tantissimi stanno investendo su produzione e vendita di questa sostanza che frutta un sacco di soldi. Se proprio vogliamo legalizzare, però, chi è che ci guadagna? La salute pubblica sicuramente no. Ho appena detto che questo tipo di sostanza crea problemi. Se vogliamo negare anche questo, allora… Faccio notare che, tra l’altro, il consumo di cannabis (come qualsiasi altra droga) da noi non è reato (lo sono solo la coltivazione non autorizzata, lo spaccio e il traffico), si infligge solo una sanzione amministrativa, al limite tolgono la patente se sei alla guida. Poi c’è molta mistificazione anche sotto un altro aspetto: c’è chi dice che le carceri siano piene di tossicodipendenti, carcerati perché consumatori di droghe. In realtà, costoro non vanno in carcere in quanto consumatori ma per reati in relazione allo spaccio o in relazione al traffico o a crimini anche più violenti. Se una persona viene trovata a consumare la sostanza non va in galera. Al contrario a volte, lo spacciatore usa sostanze stupefacenti perché sa che se va in carcere, il fatto d’essere tossicodipendente gli permette di ottenere un’alternativa al carcere, come previsto dal DPR 309 del 1990. In Olanda, Francia o Germania, al contrario, consumare cannabis è un reato. In Olanda è lecito consumare la cannabis solo nei coffee shop, se lo fai per strada vieni arrestato».

C’è chi dice che legalizzare la cannabis assesterebbe un colpo fatale alla criminalità organizzata. È un’affermazione credibile?

«Questa è una bufala. Le mafie si alimentano soprattutto di proventi della vendita di eroina, cocaina, amfetamine, nuove droghe. La cannabis la consumano soprattutto gli adolescenti. Come detto, non possiamo. Quindi che cosa otterremmo in termini di riduzione dei guadagni delle mafie? Nulla di rilevante salvo non si voglia legalizzare anche la cocaina, l’eroina, le amfetamine, ecc. Se legalizzassimo la sola cannabis, quindi, non toglieremmo quasi nulla alle mafie. A dirlo è anche una persona molto autorevole, come il magistrato Nicola Gratteri. Guardiamo cosa è avvenuto pure negli USA sulla spinta economica di multinazionali potentissime. Le pare che, grazie a questo, le mafie messicane abbiano avuto qualche problema di reddito? Al contrario, hanno incrementato il loro mercato, hanno diffuso cocaina, eroina, oppiacei di vario tipo a bassissimo prezzo anche per fare concorrenza; possono permettersi di fare concorrenza allo stato perché, mentre le mafie possono aumentare il principio attivo a dismisura, lo stato non può farlo. Quindi, dal momento in cui il mercato cerca il principio attivo più forte, la criminalità ha già vinto: le sostanze vendute illegalmente vengono a costare la metà di quelle legali. Ovunque sia stata tentata la legalizzazione, è stato un fallimento. Se si volesse davvero impedire gli introiti alle mafie, come ho detto, bisognerebbe legalizzare soprattutto la cocaina, l’eroina e tutte le altre droghe: sfido a dimostrarmi se una cosa del genere, anche da un punto di vista sanitario oltre che sociale, sia possibile…».

 

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