27/10/2021 di Luca Marcolivio

Ddl Zan. I Senatori hanno accolto l’appello di Pro Vita & Famiglia

Un accorato appello a tutti i senatori: il ddl Zan non deve passare. Lo hanno ribadito stamattina, prima della votazione, davanti a Palazzo Madama, il vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe, e altri esponenti del mondo pro family, tutti concordi su un punto: si sarebbe trattato, nella migliore delle ipotesi, di una legge inutile, tanto più che i dati statistici ribadiscono – a dispetto dei luoghi comuni – che l’Italia non è un paese omofobo.

Il ddl Zan è «inutile», in primo luogo perché, ha ribadito Coghe, «il Codice Penale già punisce ogni atto di violenza contro qualunque persona» a prescindere dall’orientamento sessuale. Il disegno di legge contro l’omotransfobia è anche «divisivo» nell’ambito del Parlamento e «ideologico», in quanto pretende di imporre l’«ideologia gender, quella che il Papa ha definito uno “sbaglio della mente umana”».

La mobilitazione dei pro-family ha sempre avuto come obiettivo quello di proteggere i più piccoli da qualunque forma di indottrinamento nelle scuole. «Non vogliamo che si insegni ai nostri bambini – sin dalla più tenera età, sin dall’asilo – che non si nasce maschio o femmina ma che ognuno possa scegliersi il sesso che vuole», ha sottolineato Coghe, confermando la linea di Pro Vita & Famiglia sulla questione. Coghe ha inoltre fatto notare anche la contrarietà di varie categorie di “insospettabili”: «comunisti», «femministe», «alcuni radicali».

Da parte sua, il leader del Family Day, Massimo Gandolfini, ha rimarcato che quella delle associazioni familiari non è una presa di posizione di carattere confessionale, ma in primo luogo di «buon senso». Se l’obiettivo è davvero quello di «tutelare le persone» – ha detto – affinché non siano aggredite o discriminate per il loro orientamento sessuale, «esistono già tutte le leggi per punire i colpevoli». Chiunque abbia trasgredito queste leggi e abbia aggredito persone omosessuali, «in questo momento è in carcere, giudicato in base al codice penale».

Il vero obiettivo del ddl Zan, infatti, è sempre stato quello di «educare le nuove generazioni» all’ideologia gender. Siamo di fronte a una dittatura del pensiero che con le nostre forze, poche o tante che siano, vogliamo sconfiggere – ha aggiunto Gandolfini –. Anche quello che stiamo facendo oggi non andrà perduto. Siamo convinti che milioni di famiglie italiane che hanno figli e nipoti ci sostengano e con loro condivideremo questa libertà di religione, di pensiero e di credo».

Di seguito, il leader del Family Day ha puntato il dito contro la “truffa” dell’«assegno unico» per le famiglie, i cui fondi non sono stati reperiti. «Scopriamo che non ci sono i soldi, tutto è stato rivisto al ribasso», mentre, al contrario, vi sarebbero soldi per finanziare le iniziative legate alla Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia. In conclusione, Gandolfini ha menzionato i dati OSCAD, che certificano l’Italia come il «secondo paese più gay friendly d’Europa», con sole 26 aggressioni omofobe all’anno, confutando la narrazione del nostro come paese “omofobo”. Per contro in Inghilterra, Francia e Spagna, dove vigono leggi contro l’omofobia, «ci sono più discriminazioni che in Italia e stanno anche aumentando».

Come ha fatto notare il senatore Simone Pillon (Lega), molti paesi che hanno già approvato leggi simili al ddl Zan «stanno tornando indietro» per le manifeste discriminazioni che hanno determinato. Pillon ha citato i casi dell’ex ministro finlandese Päivi Räsänen e del pastore inglese John Sherwood, entrambi sotto processo per omofobia.

«Questa legge – ha proseguito il senatore – usa come foglia di fico cause giuste per imporre un’ideologia che va a sostituire il sesso con genere, orientamento sessuale e identità di genere». Con il risultato che «in alcuni paesi abbiamo atleti maschi che si autopercepiscono femmine, quindi, vanno a gareggiare con donne e ovviamente vincono tutto». È dunque in atto una «discriminazione al contrario», denunciata persino dalle «associazioni femministe e lesbiche» durante le audizioni in Senato di qualche mese fa.

«Chiunque dirà una parola contro l’utero in affitto sarà considerato colpevole di discriminazione. Noi però – ha concluso Pillon – vogliamo continuare a dire che l’utero in affitto è uno schifo, che il matrimonio gay è sbagliato, che l’adozione gay è una vergogna che i bambini hanno tutto il diritto a crescere con mamma e papà».

Al presidio davanti al Senato ha preso parte anche Matteo Fraioli, direttore di CitizenGo Italia, che ha lanciato un «appello a tutti i senatori» a schierarsi contro il ddl Zan, «pericolosissimo» e foriero di ulteriori «divisioni», per «rimanere liberi di dire la verità». Fraioli ha denunciato la «deriva liberticida» che si manifesta in molti paesi, anche «all’università» e «sul lavoro», e di cui ha fatto le spese anche Caroline Farrow, direttrice della sezione britannica di CitizenGO, attualmente a processo.

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