21/02/2020

Ddl omotransfobia. L’audizione di Giulia Bovassi (VIDEO)

Nei giorni scorsi sono iniziate le audizioni, presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, sulle proposte di legge recanti Modifiche al codice penale in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Si tratta, dunque, delle audizioni informali sui cosiddetti provvedimenti C. 107 Boldrini, C. 569 Zan, C. 868 Scalfarotto, C. 2171 Perantoni e C. 2255 Bartolozzi, che mirano a proporre una legge sull’omotransfobia.

Tra le persone audite nella giornata di martedì scorso, 18 febbraio, anche Giulia Bovassi, ricercatrice presso la cattedra Unesco di bioetica e diritti umani. Un intervento, quello della Bovassi, che si è soffermato in particolare sulle peculiarità più bioetiche e biopolitiche, nonché filosofiche, dei testi in esame.

«L’oggetto in discussione – ha sottolineato Giulia Bovassi – non inerisce a un approfondimento sui concetti di “identità di genere” e di “orientamento sessuale”, bensì nel tipo di condizione civile, giuridica ed etica necessaria al fine di preventivare atti definiti “omofobici”. Ne nascono, assieme, - ha evidenziato la ricercatrice - un’occasione e un rischio: l’occasione di tornare a far tuonare la riflessione etica ponendola sul piano ontologico e antropologico in ordine alla natura dell’essere umano esulando da qualsivoglia riduzionismo ideologico; il rischio, invece, che su quest’ordine, da cui derivano precisi principi, diritti e doveri, si inneschino misure avverse all’uguaglianza e alla libertà, perciò antagoniste alla giustizia stessa, finalizzata al bene comune».

Secondo la Bovassi, infatti, i «fattori in gioco sono: la comprensione dell’autentico significato dei diritti umani, assieme a quello della dignità intrinseca dell’essere umano, ovvero della natura della persona da cui deriva la constatazione dell’uguaglianza sostanziale tra individui e il diritto inalienabile alla libertà, nel suo autentico significato».

Nel corso del suo intervento, inoltre, la ricercatrice si è soffermata sui rischi che si potrebbero avere, se una legge simile dovesse essere votata, per la libertà di espressione di chi la pensa in modo diverso, poiché si farebbe ricadere tutto sotto il tetto del termine “discriminazione”. Casi di libertà di espressione violata peraltro già in passato, senza l’ausilio di una legge, come accaduto in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona.

«Sarebbe l’innesto – ha specificato la Bovassi – di un pendio scivoloso verso dinamiche prevaricatrici a discapito di persone libere. Come saggiamente evidenziato dal giurista Mauro Ronco – ha proseguito la ricercatrice – le maglie tanto larghe del contenitore “discriminazione” o “istigazione alla discriminazione” per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, rendono praticamente indecifrabile ogni contenimento oggettivo di ciò che è effettivo e non presunto, reale o percepito, fobico o diverso, offensivo o discorde, al punto da invadere il campo educativo, etico, religioso che verrebbero silenziati per timore di subire i danni non previsti dell’imprevedibilità dell’essere umano».

Riflessione queste, che, ha concluso Giulia Bovassi, ovviamente non precludono «l’esigenza dell’ordine e dell’autorità giuridica che agisce su azioni concrete, riprovevoli, invasive e violente a prescindere dalla qualità del movente d’odio, a salvaguardia di ogni essere umano, dei principi non negoziabili e della sua dignità. Ma ciò – ha affermato – deve poter essere un format culturale di comprensione del rispetto da mantenersi indistintamente verso chicchessia, senza argini discriminatori decifrabili in formule di uguaglianza parziale fautrici di crepe laceranti la strutturazione armonica sociale».

 

Di seguito il video integrale dell’audizione di Giulia Bovassi (CLICCA QUI per leggere il testo completo del suo intervento).

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