07/12/2025 di Giuliano Guzzo

Dalla scuola alla casa: la libertà educativa delle famiglie è fondamentale

«Resto convinta che la famiglia sia e rimanga il luogo primario dell’educazione dei figli e che la scuola rappresenti un’alleata, così come le altre agenzie educative». Sono parole di una chiarezza cristallina – e più che condivisibili – quelle scandite nel corso di un’intervista a LaPresse, la scorsa settimana, dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La stessa premier ha subito sottolineato ulteriormente il concetto: «Crediamo talmente tanto in questa alleanza e nel ruolo della scuola che abbiamo introdotto l’educazione al rispetto, al rispetto dell’altro e della sua libertà, alle corrette relazioni, e attivato tanti altri progetti per sensibilizzare giovani e giovanissimi».

L’importanza del primato educativo delle famiglie

Inutile ribadire come, in queste parole, quella più rilevante sia senza dubbio «alleanza», dal momento che – in uno stato di diritto, diversamente che nei regimi totalitari - il primato educativo è saldamente in capo alle famiglie, le quali al limite lo delegano o, meglio, lo condividono, in uno spirito di collaborazione (e di «alleanza», appunto) con la scuola e con le istituzioni in senso lato. Ma tutto, ed è importante ribadirlo, parte sempre e comunque dalla famiglia, non solo perché lo stabilisce la Costituzione (art. 30), ma anche perché la stessa famiglia è una realtà «riconosciuta» dalla Carta (art. 29) - e cioè che preesiste allo Stato stesso in termini sia cronologici sia di valore gerarchico. Tutto questo è ben chiaro alle famiglie italiane, che infatti hanno ben chiaro come spetti loro il primato educativo. Prova ne è il sondaggio, i cui esiti sono stati presentati nel settembre 2022 al Senato, presso la Sala Caduti di Nassiriya, realizzato per Pro Vita & Famiglia dall’istituto Noto Sondaggi, una realtà autorevole cui fanno riferimento spesso testate come Il Sole 24 Ore o trasmissioni come Porta a Porta. Ebbene, attraverso quella rilevazione demoscopica si vide come quasi quattro intervistati su cinque (il 79%) fossero d’accordo sul tutelare il diritto dei genitori di scegliere come educare i figli su temi inerenti sessualità e affettività, e come l’81% ritenesse che, su corsi o progetti al riguardo, le scuole debbano preventivamente informare e coinvolgere le famiglie, evitando i blitz nelle aule dei soliti sedicenti esperti.

Il consenso informato a scuola 

Da questo punto di vista, si comprende come il ddl Valditara sul consenso informato, approvato lo scorso 3 dicembre dalla Camera, – e le stesse parole di Giorgia Meloni – altro non facciano che riflettere quel buon senso ben chiaro alla stragrande maggioranza degli italiani. Vale la pena sottolineare e ribadire tutto questo, a proposito della libertà educativa, perché essa non è un valore astratto, ma riguarda e tocca l’esperienza genitoriale quotidiana. 

Non solo il mondo della scuola

Lo stiamo vedendo in queste settimane anche con la cosiddetta “Famiglia del bosco, perché anche in quella vicenda – che ci auguriamo possa essere definitivamente risolta al più presto - è il primato educativo delle famiglie il perno dell’intera storia. Se infatti lo Stato dimentica o mette fra parentesi la libertà educativa, il problema non è della “Famiglia del bosco, bensì di tutti noi e, in particolare, di ogni famiglia italiana. Che, nel rispetto delle leggi, ha pieno diritto di stabilire come far vivere e dove i propri figli, se mandarli all'oratorio, se mandarli al catechismo, se mandarli molto banalmente a una scuola calcio, di pallavolo, di nuoto o altro ancora. Rispetto a tutto questo, lo Stato – intendendo con esso sia i giudici, sia gli assistenti e servizi sociali e le istituzioni in senso lato – può e forse anche deve intervenire, certo, ma solo come extrema ratio e solo là dove ci sono criticità certificate e reali che impongano di intervenire.

La famiglia luogo primario dell’educazione

La libertà educativa delle famiglie, dunque, è un aspetto fondamentale del vivere civile e sociale - oltre che giuridico - e per questo sosteniamo con convinzione il concetto che «la famiglia è e rimane il luogo primario dell’educazione dei figli». Parole che, fossero state anche in passato più a lungo meditate, forse avrebbero indotto molte più cautele sia in certi allontanamenti dei figli dai genitori, sia nell’introduzione – all’oscuro di mamma e papà – di taluni progetti nelle scuole in salsa gender e, quindi, ideologici. 

 

 

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