Esattamente oggi, 30 gennaio, ricorrono i dieci anni dallo storico Family Day del 2016 al Circo Massimo di Roma. Fu una manifestazione senza precedenti, che portò in piazza circa due milioni di persone provenienti da tutta Italia. Un intero popolo, fatto di famiglie, genitori, nonni, bambini, giovani. Insomma, cittadini che diedero vita a una mobilitazione imponente, pacifica e determinata, ancora oggi ricordata per i numeri straordinari, per l’impatto mediatico e per la forza del messaggio che seppe esprimere e per ciò che nacque dai semi gettati quel giorno.
Il Family Day di dieci anni fa
Quella mobilitazione fu innanzitutto la risposta civile e popolare a un passaggio politico cruciale: il dibattito parlamentare sul ddl Cirinnà, che poi introdusse le unioni civili tra persone dello stesso sesso e che mirava, questo per fortuna non fu mai raggiunto, a una equiparazione totale con il matrimonio e ad aprire la strada alla cosiddetta stepchild adoption, dunque a una ridefinizione radicale del concetto stesso di famiglia. In poche settimane si mise in moto una macchina organizzativa impressionante, capace di coinvolgere associazioni, comitati, movimenti, parrocchie e singoli cittadini uniti da una convinzione comune: la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna andava difesa senza ambiguità e con essa andavano tutelati i bambini, la scuola, la società da ogni propaganda ideologica.
Il filo rosso che unì gli organizzatori e la marea di partecipanti fu infatti voler ribadire il diritto dei bambini ad avere una madre e un padre, la centralità della famiglia come cellula fondamentale della società e la necessità di respingere un’impostazione ideologica che pretendeva di riscrivere per legge la realtà, anche quella scientifica e biologica. Le immagini di quella giornata fecero il giro dei media, rompendo il racconto dominante che dipingeva il fronte pro-family come residuale o marginale. Anche se il ddl Cirinnà venne poi approvato, quella mobilitazione segnò infatti uno spartiacque: nulla sarebbe più stato come prima, perché da allora in poi il mondo pro-family e pro-life si scoprì - e fece scoprire agli altri - di essere la maggioranza nel Paese, e una delle conseguenze più rilevanti di quella stagione di impegno arrivò tre anni dopo, nel 2019, con il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, un evento internazionale che riportò al centro del dibattito pubblico temi etici come la difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa, dimostrando che quanto accaduto al Circo Massimo non era stato un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso.
Dieci anni dopo
A dieci anni di distanza, il panorama dell’associazionismo pro-life e pro-family è profondamente cambiato. Come detto, infatti, ciò che nel 2016 veniva spesso relegato ai margini del dibattito pubblico è oggi una presenza riconosciuta, ascoltata e consolidata. Il mondo pro-life non è più una nicchia silenziosa, ma un interlocutore stabile per la stampa, per i media, per le istituzioni, per i governi e per un numero sempre crescente di cittadini. Le battaglie condotte in questi anni hanno infatti contribuito a scalfire tabù culturali, a riportare nel linguaggio pubblico parole come verità, natura, responsabilità, Vita, famiglia, e a dimostrare che esiste una parte viva del Paese che non accetta passivamente una certa imposizione ideologica, spesso spacciata per dominante ma che non lo è affatto. In questo scenario, Pro Vita & Famiglia è sicuramente diventata una delle realtà di maggiore riferimento, capace di tenere insieme mobilitazione popolare, presenza mediatica, azione istituzionale, campagne di sensibilizzazione e battaglie culturali diffuse su tutto il territorio.
Le battaglie per la Famiglia
Dal 2016 ad oggi il tema della famiglia è stato uno dei principali campi di azione. Dopo il tentativo di equiparare le unioni civili al matrimonio, il mondo pro-life ha continuato a presidiare questo fronte opponendosi a ogni ulteriore passo verso tale omologazione e opponendosi al costante tentativo di sfaldamento della stessa istituzione familiare, troppo spesso dipinta come “superata”, “retrograda”, “inutile” e addirittura intercambiabile con altre forme di unione tra persone dello stesso sesso o, peggio ancora, forme di non-binarismo e poliamore. Un’azione costante di contrasto a tali ideologie che ha permesso più volte di bloccare cambiamenti volti ad introdurre, tanto per fare alcuni esempi, l’adozione per le coppie omosessuali o la genitorialità omosessuale. È stata anche contrastata la narrazione del cosiddetto e presunto “diritto al figlio”. Anche sul terreno delle politiche familiari e della natalità, il dibattito è cambiato: oggi nessuno può più ignorare il nesso tra crisi demografica, aborto e svalutazione della famiglia naturale.
Gender e libertà
Un altro fronte decisivo è stato, ed è tuttora, quello dell’ideologia gender, delle rivendicazioni LGBT e della libertà educativa. In questi dieci anni si è assistito a un tentativo costante di introdurre nelle scuole una visione ideologica e fluida dell’identità sessuale, spesso aggirando e calpestando il ruolo dei genitori. La reazione del mondo pro-life è stata ferma e organizzata, portando alla luce progetti opachi, contrastando la Carriera Alias, denunciando la sessualizzazione precoce - e fluida - dei bambini. Una tappa simbolica di questa battaglia è stata la bocciatura - da parte del Senato e dopo varie mobilitazioni popolari del fronte pro-family - del Ddl Zan, nell’ottobre del 2021, che avrebbe introdotto un vero e proprio reato di opinione mascherato da tutela contro le discriminazioni e avrebbe letteralmente spalancato le porte ai progetti gender nelle scuole di ogni ordine e grado. A questo si è aggiunta, proprio poche settimane fa - il 3 dicembre 2025 - una vittoria storica, seppur non ancora definitiva: l’approvazione del disegno di legge Valditara sul Consenso Informato obbligatorio dei genitori in caso di progetti extracurriculari su sessualità e affettività e il divieto di trattare tali temi nelle scuole dell’infanzia e in quelle primarie.
Vita nascente: una difesa senza sconti
Anche la difesa della vita, fin dal concepimento, è rimasta un pilastro costante. Dal 2016 a oggi il mondo pro-life ha continuato senza sosta a denunciare l’aborto come fallimento e come ciò che realmente è: l’uccisione di un innocente. Ha contrastato la banalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza e l’uso sempre più disinvolto e liberalizzato dell’aborto farmacologico; ha difeso l’obiezione di coscienza di medici e operatori sanitari e anche sul fronte della procreazione medicalmente assistita sono state smascherate le derive etiche che trasformano il desiderio di un figlio in pretesa, ribadendo che la vita umana non è un prodotto né un diritto esigibile. In questo solco si inserisce una delle vittorie più importanti degli ultimi anni: l’utero in affitto è stato finalmente riconosciuto dalla legislazione italiana - nel novembre 2023 - come “reato universale”, dunque perseguibile anche quando commesso all’estero da cittadini italiani. Una battaglia però ancora non definitivamente conclusa, se pensiamo alle storture - amministrative e giuridiche - delle trascrizioni anagrafiche dei figli di coppie omosessuali nati all’estero, proprio tramite Pma o utero in affitto, che riducono, appunto, il figlio a un “diritto” ed eliminano una figura genitoriale - madre o padre - naturalmente presente per la generazione della vita di chiunque.
Fine vita e dignità della persona
Infine, ma ovviamente non per importanza, l’altra azione costante è stata sulla tutela della Vita nella sua fase finale, con l’assoluto contrasto a qualsiasi forma di eutanasia o suicidio assistito. Negli ultimi anni, infatti, sono state sempre più intense le pressioni per legalizzare il fine vita, con fughe in avanti da parte di amministrazioni regionali o, peggio, di organi giuridici come la Corte Costituzionale. Emblematica, in tal senso, è stata la sentenza 242/2019 della Consulta sul caso DJ Fabo-Cappato, che ha di fatto aperto all’aiuto al suicidio, escludendone la punibilità in alcuni casi, ovvero: quando una persona è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile e pienamente capace di decidere. Nonostante la Corte abbia ribadito che l’eutanasia resta vietata e che non esiste un “diritto a morire”, quell’assurda sentenza ha contribuito a scardinare sempre di più l’idea che si debba davvero avere una legge sul fine vita, come se il Parlamento - ma non è così - avesse l’obbligo di legiferare. Una deriva che, mese dopo mese, ha purtroppo portato ai primi casi - in alcune regioni italiane - di accesso al suicidio assistito e ad alcune proposte di legge da parte della sinistra e dei radicali, fortunatamente bocciate a livello nazionale. L’ultimo fronte aperto su questo tema resta quello della recente proposta di legge avanzata da una parte del centrodestra nell’attuale legislatura e presentata, falsamente, come una sorta di “male minore”. Fronte che impegna attualmente proprio il mondo pro-life italiano con l’obiettivo di bocciare sul nascere questo Ddl e far crescere, una volta per tutte, la consapevolezza che l’unica e davvero umana strada da percorrere è quella dell’accompagnamento e delle cure palliative.
L’azione continua
Insomma, 10 anni dopo il Family Day del Circo Massimo, una cosa è certa: quella piazza non è rimasta un ricordo. È diventata un punto di partenza. Dal 2016 a oggi, le battaglie per il bene della vita e della famiglia hanno inciso nella storia recente del Paese, cambiando il clima culturale e dimostrando che far vincere la Vita e la Famiglia è possibile.