08/08/2020 di Giuliano Guzzo

Campania, altra legge inutile contro l'omotransfobia

Il ddl Zan, fortunatamente, non è ancora legge e c’è da sperare non lo diventi mai. Eppure c’è chi, con le leggi contro l’omotransfobia, si sta portando avanti. Il riferimento è alla Regione Campania, il cui Consiglio nelle scorse ore ha dato a maggioranza la sua approvazione ad una norma appunto contro l’omotransfobia; si tratta di una previsione legislativa di 13 articoli che, se da un lato a differenza del ddl Zan non possono – visto che la competenza non è regionale – avere riflessi penali, dall’altro comunque prevedono passaggi significativi quali, ad esempio, la costituzione di un Osservatorio regionale sulla violenza e le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.

Tale Osservatorio, manco a dirlo, sarà tenuto a collaborare con enti, organismi e associazioni Lgbt. Che infatti hanno accolto la notizia della nuova legge con entusiasmo; di «una giornata storica, una vittoria e per tutti e per tutte le nostre associazioni» ha, non a caso, parlato Antonello Sannino, presidente Arcigay Napoli. Dunque anche la Campania, lo si ripete, ha la sua legge contro l’omofobia. Ma non si tratta certo della prima Regione attivatasi in tal senso.

Risale infatti al luglio 2019 l’approvazione, in seno al Consiglio dell’Emilia Romagna, di una normativa contraria alle discriminazioni di matrice omofobica.  L’Emilia Romagna era però stata anticipata dall’Umbria che, già nell’aprile 2017, aveva introdotto una norma analoga accompagnata da un stanziamento di 40.000 euro. Invece in Piemonte, a seguito dell’approvazione della legge regionale 5 del 2016 per il divieto di ogni forma di discriminazione e della parità di trattamento, è stato istituito un Fondo per il gratuito patrocinio a favore delle vittime di discriminazione.

Se tuttavia si vuole individuare un primato, rispetto alle leggi regionali contro l’omofobia, non ci sono dubbi sul fatto che esso appartenga alla Toscana dove, pensate, ben 16 anni or sono venne approvata la legge regionale n. 63/2004, in assoluto la prima normativa in Italia specifica contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Una legge, questa, che fu poi impugnata dal Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi, con conseguente pronunciamento della Corte Costituzionale la quale, con la sentenza n. 253 del 4 luglio 2006, se da un lato confermò la norma dall’altro ne ridimensionò la portata, con lo stralcio di alcuni articoli.

Tutto questo per dire che, quanto meno sul piano meramente cronologico, la nuova legge contro l’omotransfobia approvata dal Consiglio regionale della Campania non costituisce una novità in senso assoluto. Tuttavia, non si può neppure negare come una norma di questo tipo, approvata per di più in questo periodo, eserciti un peso non indifferente dal momento che può concorrere ad esercitare una forma di «pressione» sul nostro Parlamento, che viene così esortato ad approvare anch’esso una legge sulla scorta di quelle, ancorché prive, lo si ripete, di disposizioni di carattere penale, già in vigore a livello regionale.

Senza poi dimenticare come, per quanto regionale, una legge contro l’omotransfobia in un Paese come l’Italia – dove, evidenzia l’Oscad, osservatorio attivo presso il Viminale, gli atti di matrice discriminatoria ai danni delle persone con tendenze non eterosessuali sono rarissimi - costituisce comunque una forzatura e un inutile impiego di energie e fondi utili soltanto a propagandare, sui temi della sessualità, il paradigma arcobaleno. A scapito, si capisce, del primato educativo della famiglia, con i figli che negli auspici di tante sigle Lgbt dovrebbero essere anzitutto iniziati ai temi sessualmente sensibili dalla scuola, se non dalle loro associazioni in seno alla didattica. E tanti saluti alla libertà di pensiero.

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