17/10/2018

Butterfly, la serie sul bimbo transgender arriva in Italia

S’intitola Butterfly la nuova serie tv che ha come protagonista un ragazzo transgender di 11 anni alle prese con la disforia di genere. Il titolo è diabolicamente geniale nella sua forza evocativa: il bambino-bruco (Max), a lungo “intrappolato nell’orribile gabbia di un corpo maschile” che sente non appartenergli, riesce, attraverso il bozzolo della transizione di genere, a raggiungere la forma perfetta e tanto desiderata, trasformandosi in bambina-farfalla (Maxine). Il primo episodio, andato in onda in Gran Bretagna su Itv il 14 ottobre scorso, ha potuto vantare quasi 3 milioni di telespettatori e, dopo il successo di critica (e, pare, di pubblico), la serie è giunta anche in Italia, dove è stata presentata in anteprima a Milano, nel corso di FeST– Festival delle Serie Tv. Qui da noi sarà trasmessa da Fox a partire da dicembre.

Naturalmente la serie ha incontrato il plauso della comunità transgender, grazie alla sua capacità di commuovere lo spettatore e farlo immedesimare nel dramma vissuto dal personaggio, per l’isolamento e gli atti di bullismo che è costretto a subire nei vari contesti sociali, nonché per i suoi tentativi di autolesionismo. Non c’è spazio per il confronto con le posizioni critiche verso la teoria del gender, che vedono in questa idea un pericolo grave per la nostra gioventù (e non per il retaggio di una mentalità bigotta e oscurantista, ma semplicemente alla luce del dato di realtà e dell’esperienza di tante persone che sono uscite da questa illusione fatale).

Il punto, in verità, è proprio questo: la propaganda LGBT ha lo scopo di presentare qualunque critica all’omosessualità o al transgenderismo come frutto di “omofobia”; come se tutti coloro che sono anche solo scettici sul tema, fossero affetti – loro – da una patologia che è necessario curare (la fobia, appunto); quando in realtà si tratta solo di gente che ragiona rifiutando i paraocchi del pensiero dominante, e che non avrebbe alcun problema a discutere della questione anche circondata da una platea di omosessuali e trans.

Dal canto suo, l’autore della serie, Tony Marchant, ha dichiarato al Telegraph  che «i transessuali hanno bisogno di una rappresentazione televisiva», come se fossero una minoranza da tutelare. E invece, la trasmissione di una serie tv dà al pubblico l’impressione che esista un’emergenza transfobia, tanti sono i transgender, e i transgender vittime di soprusi. Anche qui siamo al distacco dalla realtà.

CitizenGO Italia ha già dichiarato, con Filippo Savarese, e noi ci associamo, che «farà la guerra a questa colonizzazione ideologica, ma tutti i genitori devono capire che la televisione, il tablet, lo smartphone e qualsiasi cosa mettano davanti ai figli oggi è un vero e proprio Cavallo di Troia che veicola un’ideologia falsa e perniciosa».

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
Il Giornale

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