23/10/2019

Brevi e importanti consigli su come difendersi dai corsi gender nelle scuole

Già dallo scorso settembre, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire) ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione e il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno fatto partire una nuova potente iniziativa che, sotto le mentite spoglie del contrasto alla violenza di genere, potrebbe presto configurarsi come un vero e proprio piano per diffondere l’ideologia gender nelle scuole e per di più su scala nazionale: il nome del progetto in questione è tutto un programma “Gender school”. ProVita & Famiglia se n’è già occupata.

Ma cosa fare se progetti ispirati all’ideologia gender entrano nelle scuole dei vostri figli? La parola d’ordine è “organizzarsi”.

Innanzitutto bisogna ricordarsi che l’unione fa la forza, dunque per prima cosa è utilissimo mettersi in contatto con genitori e insegnanti di cui ci si fida per cominciare subito a parlare della questione.

I genitori, per esempio, possono agire nella scuola mettendosi insieme costituendo dei comitati, anche territoriali e non necessariamente di una singola scuola, purché si rimanga legati alla realtà territoriale (i comitati sono riconosciuti nella recente legge 107/2015).

Ma è possibile creare un Comitato anche all’interno della scuola stessa: convocando un’assemblea di tutti i Rappresentanti di Classe, dopodiché si elegge un Presidente, un Vice Presidente ed un Segretario e si approva uno Statuto. Il Comitato così formato non è uno strumento da poco, perché può esprimere proposte e pareri sia al Collegio Docenti che al Consiglio d’Istituto o di Circolo sul PTOF, sui progetti in sperimentazione e sulle attività integrative.

Il PTOF è il Piano triennale dell’offerta formativa che ogni scuola offre ai propri studenti, praticamente la carta d’identità della scuola. Attraverso questo, vengono illustrate, oltre ad una serie di altre cose, anche le attività aggiuntive, nella quota facoltativa del curricolo. Già dando un’occhiata al PTOF è possibile capire molto sul “taglio educativo” che la scuola intende dare ai propri studenti. In particolare leggendo con attenzione l’area che descrive i “Progetti/Attività d’Istituto” “Progetti/attività integrativi” “Progetti/attività extracurriculari” e diciture simili che comprendono tutte le attività formative proposte agli alunni, tanto in orario scolastico che extrascolastico e che avranno valenza per tre anni.

È possibile che nel PTOF non ci siano i progetti definiti, ma semplicemente aree che la scuola vuole affrontare (educazione affettiva per esempio) per questo può essere utile richiedere il PTOF prima dell’iscrizione, anche perché al momento dell’iscrizione è obbligatorio firmarlo.

Ma per mettere le cose in chiaro sin da subito, si può anche protocollare sin dal momento dell’iscrizione, insieme alla lettera “Alleanza con la scuola” (che si può scaricare, come tutti gli altri moduli, dal sito di ProVita & Famiglia) in cui si specifica che, fermo restando l’importanza dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia, tuttavia, si richiede esplicitamente alla scuola di essere tempestivamente informati laddove dovessero essere proposti progetti inerenti i delicati temi della sessualità e dell’affettività, per poter conoscere preventivamente il merito di ogni attività che potrebbe essere svolta su queste importanti tematiche. La stessa cosa si specifica presentando il consenso informato preventivo, in cui si ricorda anche il diritto all’esonero per tutte quelle attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio, inclusi gli ampliamenti dell’offerta formativa, qualora non fossero condivise dai genitori. E’ fondamentale ricordare, infatti, che non basta che un’attività sia svolta in orario scolastico dall’insegnante titolare perché sia obbligatoria e non discutibile da parte dei genitori.

E infine, un altro strumento utile è la “Richiesta di documentazione e consenso informato preventivo”: in cui si chiede formalmente alla scuola, di essere preventivamente informati nel dettaglio, su tutti i percorsi educativi, lezioni, attività didattiche riguardo questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei discenti, compresi Enti o associazioni proponenti, educatori/professionisti/esperti che interverranno (nome, titolo, curriculum), supporti didattici utilizzati, questionari e test somministratati e che, in mancanza del proprio consenso scritto, venga fornita al proprio figlio la possibilità di frequentare un’attività alternativa.

Dunque gli strumenti ci sono, basta informarsi a dovere per poterli usare, in questo ambito più che mai va applicato il detto “scientia est potentia”.

 

di Manuela Antonacci

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