Bologna: master sulle identità sessuali per psicologi e psicoterapeuti, in barba ai dati scientifici

Ben sedici giornate formative tra febbraio ed ottobre 2020 si svolgeranno a Bologna, presso il Centro Bolognese di Terapia della Famiglia, rivolte a psicologi e medici, su temi quali: le dimensioni delle identità sessuali, approcci affermativi all'identità sessuale, socializzazione e sviluppo dell'identità e dell'espressione di genere, gender non-conformity e soggettività trans, intersessualità, identità sessuali e relazioni familiari, omogenitorialità, bullismo omofobico, sessualità e disabilità.

La cosa più interessante è che, per analizzare tematiche così scottanti e spesso affrontate con un approccio molto ideologico e poco scientifico, ci si avvarrà della consulenza di S.I.P.S.I.S (Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali) e di O.N.I.G. (Osservatorio Nazionale Identità). Uno dei docenti del Master, inoltre, è il dottor Jimmy Ciliberto che, oltre ad essere socio fondatore e vice presidente di S.I.P.S.I.S, è autore di un libro, il cui titolo è tutto un programma (Curare i gay? Oltre l'ideologia riparativa dell'omosessualità) in cui mette fortemente in discussione l’efficacia delle terapie riparative. L’impressione che si ricava, scorrendo la brochure del master, è che ci si preoccupi solo di cantarsela e suonarsela da soli, su certi argomenti.

Si legge, infatti, che il corso intende: «offrire un quadro teorico aggiornato e approfondito, riferimenti operativi e linee di intervento, relativi alle identità sessuali e alle loro implicazioni per il lavoro clinico. Sempre di più si assiste alla contrapposizione tra una concezione dell'identità sessuale “fluida”, molto vaga e priva di strumenti di comprensione e di intervento adatti ai clinici, da un lato, e, dall'altro, rigurgiti violenti e pericolosi di vecchie concezioni che patologizzavano le espressioni minoritarie dell'identità sessuale e davano per scontate le identità sessuali maggioritarie, cisgender ed eterosessuali. Risulta pertanto sempre più necessaria una formazione rigorosa sulle dimensioni psicologiche e i percorsi di sviluppo dell'identità sessuali, intesa come costrutto sfaccettato e complesso, in cui le specifiche dimensioni dell'esperienza identitaria si incontrano e si declinano in una varianza sorprendente che rende ogni individuo unico e irripetibile».

Un approccio teorico che desta non poche perplessità, soprattutto all’indomani dei risultati recentissimi del nuovo autorevole studio pubblicato su Science. Ci riferiamo a quello che è stato definito addirittura il più ampio studio genetico sul tema, coordinato da Andrea Ganna del Road Institute di Mit e Harvard negli Stati Uniti, di cui ci siamo ultimamente occupati anche noi di Pro Vita & Famiglia.

La ricerca in questione, pur aprendo alla possibilità di un’eventuale causa genetica dell’omosessualità, fino ad ora solo ipotizzata, alla fine, ha dovuto constatare la non esistenza di un “gene gay”, smontando uno dei capisaldi della propaganda Lgbt che sostiene, appunto, che gay si nasca, concetto su cui poggia poi tutta la retorica dei diritti e del “love is love”.

Se consideriamo che i risultati di una ricerca estremamente vasta (si parla di uno screening  del genoma umano condotto su milioni di marcatori genetici per avere la certezza che fossero associati o meno al comportamento sessuale) sono risultati decisamente negativi, ci si interroga allora, su quali basi scientifiche verrà condotto il Master che sta per svolgersi a Bologna. Ci chiediamo, insomma, se davvero la farà da padrona l’oggettività del dato scientifico o la cieca e scontata prospettiva dell’ideologia.

Manuela Antonacci        

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