06/09/2018

Bambini scomodi? L’infanticidio è la soluzione

Infanticidio, il ritorno: i bambini “scomodi” si possono eliminare. Come un fiume carsico, che scorre in superficie e sottoterra, emergendo e inabissandosi ciclicamente, così i temi scottanti della bioetica liberale sono trattati dalla intellighenzia di turno per abituare l’opinione pubblica alla loro discussione e, in un secondo momento, la coscienza collettiva alla loro accettazione.

Dopo Peter Singer, Giubilini e Minerva (suoi discepoli), e altri, il bioeticista norvegese Joona Räsänen interviene nel dibattito con un contributo sicuramente originale. Räsänen ha trattato per la prima volta questo argomento in un articolo del 2016, ricevendo risposte critiche da diversi studiosi. Ora ritorna sul tema con un nuovo articolo sulla rivista Bioethics, premurandosi innanzitutto di sottolineare che la sua posizione non è favorevole all’infanticidio; semplicemente ritiene che gli argomenti pro life non siano “convincenti” al fine di eliminare l'”opzione infanticidio” dal panorama del moralmente ammissibile.

Diciamo subito che il tenore della trattazione è a tal punto surreale da apparire come una parodia, eppure è tutto è vero. Nell’ottica dell’autore esistono degli argomenti capaci di resistere anche all’invocazione del diritto alla vita del bambino:
«Potrebbe esserci un argomento che dà, ad esempio, ai genitori naturali il diritto di uccidere (o lasciare morire) il loro bambini appena nati, anche se i bambini hanno diritto alla vita. Ad esempio, si potrebbe sostenere che le persone hanno il diritto alla loro privacy genetica e che il neonato che porta il materiale genetico dei genitori naturali viola il loro diritto alla privacy genetica. Detto in altro modo: il figlio non ha diritto al materiale genetico dei suoi genitori».

Anche i bambini, è il caso di dire, potrebbero smontare quest’argomento in due passaggi:
1) Il contemperamento di interessi è possibile solo tra diritti omogenei, ossia di valore equivalente; tra vita e privacy non c’è accostamento che tenga;
2) Il figlio non è il risultato di un’addizione cromosomica che può essere scomposta e restituire il materiale genetico dei singoli genitori, ma possiede un codice genetico unico e irripetibile, “individuo” in senso etimologico, cioè indivisibile.

Quanto all’argomento fondamentale della dignità dell’embrione, Räsänen lo sottopone a una reductio ad absurdum, affermando che «se gli studiosi pro-vita credono davvero che i bambini abbiano uno status morale significativo, hanno forti obblighi morali per opporsi all’aborto spontaneo. Eppure, pochi di loro, dedicano ogni sforzo per farlo». Qui abbiamo proprio toccato il fondo, arrivando perfino a ignorare l’elemento che separa la morale dalle altre discipline, cioè la volontà umana, senza la quale non ha alcun senso parlare di bontà o cattiveria. Tradotto: i pro life sono in difetto perché si battono affinché il diritto alla vita dei bambini in grembo sia rispettato da chi è già nato, non da madre natura.

Inconcepibile non è tanto il fatto che qualcuno possa esporre idee strampalate, perché la storia del pensiero ci ha abituati a tutto. L’assurdità è che riviste specializzate di fama mondiale accettino di pubblicare simili enormità.

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
BioEdge

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