07/12/2021 di Luca Marcolivio

All’Europa il Natale piace solo se blasfemo. Le immagini-choc dell’ambasciatore Lgbt

Una trovata blasfema che ha nettamente diviso l’opinione pubblica. Il 28enne italo-tedesco Riccardo Simonetti (nato in Germania da genitori veneti) si è fatto ritrarre in una rappresentazione della Madonna in chiave queer. Ma quel che è peggio è che Simonetti è l’ambasciatore Lgbt presso il Parlamento europeo.

L’immagine è stata pubblicata sulla copertina di Siegessäule Magazin, rivista della comunità queer berlinese, facendo parecchio discutere. Il ruolo da ambasciatore è, sì, simbolico – quindi non implica decisioni fattuali in ambito politico-legislativo - ma è pur sempre un incarico ufficiale, riconosciuto dalle istituzioni europee, che offre al diretto interessato una visibilità esponenziale.

Sul proprio profilo Instagram, Simonetti ha commentato il suo servizio, dando carburante ai soliti luoghi comuni politicamente corretti. «Se ignoriamo il fatto che Gesù non era bianco, perché non potremmo credere che la Vergine Maria avesse la barba?», afferma l’influencer nel suo post. In seguito, l’ambasciatore LGBT ha rincarato la dose: «Non si tratta per me di schernire le persone a causa della loro fede, ma di ricordare loro che nelle storie bibliche ci sono così tanti punti di domanda. Se Maria era vergine e ha avuto un figlio senza rapporti sessuali, allora possiamo immaginarla altrettanto bene come una persona non conforme dal punto di vista del gender. Chiunque può rivedersi in lei! Nessuno di noi hai il diritto di avere il monopolio su una determinata immagine di Dio!».

Tutte amenità a cui, probabilmente, nemmeno lo stesso Simonetti crede ma che rischiano di incidere in modo significativo nelle menti e nell’immaginario dei più giovani. L’immagine di una Vergine Maria barbuta, affiancata da un San Giuseppe in abito rosa, con l’immancabile stendardo lgbt sullo sfondo risulterà inevitabilmente offensiva per i credenti, suscitando forse l’ilarità di qualche “libero pensatore”. Se però un’operazione del genere non si limitasse a un episodio isolato ed iniziasse a fare tendenza, allora saremmo di fronte a un vero e proprio cambiamento antropologico, dalle conseguenze difficilmente prevedibili. La provocazione blasfema e la perversione dei costumi diventerebbero la “nuova normalità”. In ogni caso, qualcosa di inaccettabile per chi crede nei valori cristiani, nel rispetto della vita, della famiglia naturale e della libertà educativa.

Intanto Simonetti gongola per lo straordinario risalto dato alla sua “natività vivente arcobaleno”. Lo scorso febbraio, aveva definito la sua nomina ad ambasciatore LGBT+ come «il più grande onore che ho mai ricevuto». In quell’occasione, l’influencer disse: «Sosterrò il Parlamento Europeo nelle sue pubbliche relazioni. Ho sempre affermato che avrei assunto questo ruolo onorario, solo se fossi stato davvero in grado di attivarmi nel caso in cui la comunità LGBTQI fosse stata nuovamente minacciata». Chiaro il riferimento, in quel caso, alle politiche di paesi come la Polonia o l’Ungheria. Simonetti si impegnò quindi a vegliare sulle «discriminazioni sui posti di lavoro», ad «offrire protezione contro i crimini d’odio e i discorsi d’odio» e a «rafforzare i diritti delle famiglie arcobaleno», per dare, così, «un buon esempio a livello internazionale».

Non sono mancate forti critiche sui social nei confronti dell’iniziativa-choc di Simonetti. «Immenso. Molto trasgressivo. Molto coraggioso. Ora cimentati in un Maometto transgender. Osa», ha twittato sarcastico Emmanuel Gobry, membro del think tank conservatore Ethics and Public Policy Center. Da parte sua il giornalista ungherese Peter Heltai ha scritto: «Come altro potrebbe celebrare l’Avvento, la notoriamente tollerante e rispettosa comunità arcobaleno, se non con una blasfema e inutile provocazione?». C’è chi, come l’europarlamentare spagnolo Jorge Buxadé (Vox) ha chiesto l’immediata rimozione di Simonetti dal ruolo di ambasciatore speciale LGBT+ dell’Unione Europea.

Questo grottesco e blasfemo episodio è il secondo fendente che arriva, nel giro di una settimana, contro il Natale da una Bruxelles sempre più zelantemente laicista. Una pagliacciata “istituzionale” che conferma l’esistenza di un piano preciso di distruzione dei valori storici europei e che mostra, peraltro, un macroscopico paradosso: della religione cristiana è lecito parlare soltanto schernendola e offendendola. Meglio ancora, poi, se questi insulti sono infiocchettati di nastrini arcobaleno.

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