16/03/2021 di Manuela Antonacci

Blasfemia e gender. Maglie: «Il degrado non è solo Sanremo, è generale!»

“La Rai chieda scusa agli italiani!” è la richiesta che Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita & Famiglia, insieme al presidente Toni Brandi, avanzano con insistenza, ai vertici della rai e ai conduttori Amadeus e Fiorello. Con una campagna di affissioni, ad hoc, davanti alle sedi della rai di via Saxa Rubra e Viale Mazzini chiedono che il servizio pubblico non mandi mai più in onda “spettacoli” blasfemi e gender fluid, a tutte le ore. “Non in mio nome” è il titolo di questa azione di protesta perché i protagonisti ideali sono tutti quei contribuenti che regolarmente finanziano il servizio pubblico, per vedere poi calpestato ciò che hanno di più caro. Ne abbiamo parlato con la nota giornalista Maria Giovanna Maglie che in passato, ha più volte picchiato duro, contro il politcally correct che ormai da anni domina e spopola sul palcoscenico sanremese.

 

Come ProVita& Famiglia stiamo portando avanti una serie di campagne per fare in modo che ciò che è accaduto, in merito ai siparietti blasfemi di Achille Lauro e Fiorello, a Sanremo non cada nel dimenticatoio e per sottolinearne tutta la gravità. Cosa ne pensa dello spettacolo offerto quest’anno dal Festival?

«C’ è un discorso generale di caduta dello stile e di mancanza di rispetto verso il cattolicesimo. Non me la prenderei solo con Sanremo, perché il degrado è generale e riguarda proprio l’informazione in genere. C’è una caduta di attenzione nel rispetto per l’essere cattolici. Penso che poi non ci dobbiamo stupire se l’Achille Lauro di turno sfrutta lo spettacolo in quel modo. Cosa intendo dire?  Che l’andazzo del politically correct  e del relativismo culturale, sono ovunque, tutti i giorni e in tutti i momenti che vanno combattuti. Dobbiamo, secondo me, piuttosto domandarci come mai si è arrivati a quel pessimo sketch, come mai l’hanno passata come una cosa che potesse divertire. Quindi andrebbe fatto proprio un lavoro alla base, alle origini, nelle scuole, nella chiesa. Il Vaticano dovrebbe essere più attento più rigido in questa cosa, perché sennò ci occupiamo solo dell’epifenomeno. Se è potuto accadere che un personaggio decidesse di lanciare sé stesso in quel modo e di affermarsi in quell’assurda maniera, se è potuto accadere che un comico intelligente e nazionalpopolare come Fiorello, si mettesse la corona di spina, convinto di poter divertire, è perché è l’andazzo nazionale che è scaduto».

Nelle affissioni e i camion vela che stanno stazionando davanti alla sede della rai di Roma, chiediamo le scuse di Amadeus ma anche dell’amministratore delegato della Rai Salini e soprattutto che paghino per quello che hanno fatto a tantissimi contribuenti. Forse siamo troppo abituati a non reagire, anche quando viene calpestato ciò che abbiamo di più caro. Cosa pensa della nostra iniziativa?

«Si, siamo poco abituati a reagire. Se la Chiesa, per non perdere adepti, si spinge a volte, verso il relativismo, in modo costante, continuo e rinunciatario, questi sono poi i risultati. Se accetta che si chiudano le chiese, durante la pandemia, come se fossero ristoranti, mostrando un atteggiamento rinunciatario, questo è il risultato. Le chiese non erano state chiuse nemmeno in tempo di guerra. C’è una caduta di coraggio civile, di difesa. Se non difendi l’avamposto, prima o poi, le linee nemiche passano. Riguardo la vostra iniziativa mi sento di dire che la rai ormai è diventata una sorta di colabrodo: passa di tutto. Prendiamo un esempio meno sacro e più profano. Prendiamo il caso di Alan Friedman che ha definito Melania Trump una “escort” che ha fatto carriera come escort e tornerà a fare quello. Tutti zitti sono rimasti. La rai fa passare qualunque messaggio, ma come servizio pubblico dovrebbe essere sottoposta ad un controllo ferocissimo, sulla correttezza dell’informazione. Io non mi stupisco di quello che è accaduto a Sanremo, perché vedo cose simili a tutte le ore e tutti i giorni. Pensiamo ad esempio all’assurdità nel definire “cattolico” il nuovo presidente degli Stati Uniti, idea che il servizio pubblico ha diffuso. Peccato che Biden sia favorevole all’aborto fino alla nascita».

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