19/05/2018

Ad Avellino il Gay Pride non va a canestro

Una squadra di basket, lo Scandone Avellino, ha deciso di esporsi rispetto all’omofobia e si è mostrata gay-friendly... salvo poi incappare in un episodio che dimostra come l’educazione contro la violenza debba partire da ben altri presupposti...

Scandone Avellino: una bella realtà del basket italiano. Da anni la società irpina è ai vertici della pallacanestro italiana, in particolare da quando è guidata dal coach canturino Pino Sacripanti. Quello che ancora manca è il sospirato scudetto, che nel Sud arrivò anni fa, ma si fermò a Caserta, dai detestati cugini. Quest’anno nella regalar season la squadra è arrivata quarta, quindi nel primo turno dei play off si trova ad avere il vantaggio del fattore campo, e l’eccitato ambiente irpino già si vedeva in semifinale e poi… nessun limite all’immaginazione e alle speranze dei tifosi.

Forse anche per questa euforia, corroborata dai buoni risultati ottenuti quest’anno nelle competizioni europee, società e giocatori della Scandone si sono prestati ben volentieri alla manifestazione “contro l’omofobia” in programma oggi giovedì 17 maggio in città. Una marcia, una sfilata, «un momento di incontro per dire no alla violenza di genere», come ha spiegato la referente per l’Irpinia del Coordinamento Campania Rainbow, il Ccr. «Un momento di analisi, riflessione, apertura al mondo per tante persone che, finalmente, ad Avellino ci mettono la faccia. Il tutto aspettando il Gay Pride di Pompei, momento di grande sintesi e orgoglio Lgbt».

Del programma fa parte anche un video realizzato in collaborazione con gli atleti della Scandone per sensibilizzare il pubblico degli appassionati contro i pregiudizi. Nel video i giocatori, con le divise di gioco durante un allenamento, mostrano tutta la loro avversione per l’omofobia e la violenza di genere. Un bel video che ha lo scopo di accendere in chi lo vede il sacro fuoco dell’indignazione.

Ma, probabilmente, c’è violenza e violenza e c’è indignazione e indignazione. Domenica scorsa, 13 maggio, la Scandone Avellino – o meglio, il suo infuocato pubblico – ha avuto modo di suscitare nel mondo del basket italiano ben altro clamore. La gara 1 dei quarti di finale dei play off ha visto gli irpini sfidare l’Aquila Trento, che partiva con un pronostico sfavorevole, ma trentini invece hanno letteralmente buttato l’anima nella partita e hanno espugnato il Pala Del Mauro 79-77. Una bellissima impresa favorita dal giovane talento Flaccadori.

Il pubblico di casa non ha preso bene questa debacle, da imputare esclusivamente a un proprio vistoso calo, prendendosela – secondo un antico e deprecabile costume italico – con gli arbitri. Un malcostume che sembrava da tempo estirpato nel mondo della pallacanestro, dove certe scende degne di un film con Oronzo Canà sembravano ormai preistoria.

Il pubblico infatti ha scatenato al fischio finale una impressionante gazzarra, riservando agli arbitri una uscita dal campo con sputi e lancio di oggetti, colpendo due dei tre direttori di gara. La conseguenza è stata la squalifica del campo per due giornate. La Scandone dovrà affrontare Trento nell’eventuale bella a porte chiuse, col rischio serio di uscire subito dai play off e vanificando il lavoro di un anno della squadra. Spiace per un coach serio come Sacripanti, ma forse questa vicenda dovrebbe insegnare qualcosa.

Innanzitutto, la Scandone è stata la prima squadra di basket in Italia a decidere di fare da testimonial per una iniziativa come quella contro l’omofobia e a esporsi sul Gay Pride. Molte società sportive sono impegnate in attività di sensibilizzazione sociale, di beneficenza, in attività anche culturali che vanno oltre la pratica sportiva, ma in questo caso Avellino ha fatto una scelta ideologica ben precisa, decidendo di impegnarsi nell’ambito di una campagna che ha connotazioni politiche ben precise. Una campagna che, alla luce degli avvenimenti dell’altra sera, appare un po’ grottesca.

Verrebbe infatti da dire che prima di preoccuparsi di eventuali violenze “di genere”, o discriminazioni sulla base della preferenza sessuale, la Scandone avrebbe fatto meglio a promuovere una campagna di sensibilizzazione contro la violenza in sé. A che serve denunciare l’omofobia se poi si verificano terribili episodi di arbitrofobia? Non sarebbe più logico educare al rispetto degli altri, degli avversari, dei giudici di gara, ad accettare l’esito del campo? Se una persona è educata a questi valori, è educata al rispetto del prossimo chiunque egli sia, state tranquilli, cari lupi dell’Irpinia, che non discriminerà e aggredirà mai nessuno, persone con tendenze omosessuali comprese.

Lo sport dovrebbe aiutare a comprendere tutto questo, mentre quello dell’altra sera è stato uno spettacolo assolutamente indegno. E a poco serve dire che si trattativa di «una esigua minoranza», come si usa dire in queste occasioni. Erano invece fin troppi a sputare il loro odio, e tutto questo non deve più accadere.

Lo spot inoltre voleva essere un invito a scendere in piazza oggi ad Avellino a fianco delle organizzazioni Lgbt per sostenere la loro causa. Ma oggi la Scandone avrà ben altro a cui pensare: sarà infatti impegnata a Trento in una gara che – in caso di sconfitta – aprirebbe per gli irpini la botola dell’eliminazione. E l’Aquila non farà certo scontri alla società più gay friendly del campionato.

Paolo Gulisano

Fonte: RC

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