17/02/2019

Ad Ancona abortisti tuonano contro Pro Vita

L’impegno a difesa della vita nascente, si sa, infastidisce, e molto. Chi? La cultura dominante in generale e, in particolare, tutti coloro i quali in essa si riconoscono. Come Altra Idea di Città (Aic) forza politica anconetana che, alle ultime elezioni comunali, ha raccolto il 6,7% dei consensi e che ha recentemente diramato un comunicato di fuoco contro Pro Vita e simpatizzanti. Una premessa. Aic si presenta come una forza politica che persegue obbiettivi legati «al progresso e all’emancipazione del lavoro e delle lavoratrici e lavoratori, al rispetto e alla protezione dell’ambiente e della salute e alla valorizzazione culturale delle differenze, all’antifascismo e all’antirazzismo». Il solito ritornello progressista, insomma.

Eppure, stupisce l’odio di un comunicato che, come si diceva, questa forza politica locale ha diffuso recentemente contro l’affissione dei manifesti di Pro Vita e i pro life in generale. «Questi novelli crociati hanno ammorbato l’attesa dei viaggiatori alle fermate degli autobus con l’orrendo fetore dei loro manifesti in cui», recita la nota di Aic, «non solo difendono l’ormai anacronistica obiezione di coscienza dei medici, ma addirittura la rivendicano come un dovere. Per loro sette ginecologi antiabortisti su dieci sono troppo pochi, quando in un Paese civile non dovrebbe essercene nemmeno uno in tutto il sistema sanitario nazionale».

A seguire, un attacco diretto alla cartellonistica a difesa della vita: «I manifesti in questione sono tra l’altro ingannevoli, infatti descrivono il feto umano a undici settimane di gestazione come un bambino assolutamente già formato, al mero scopo di suggestionare persone impressionabili e facilmente manipolabili». Seguono altre considerazioni cariche anch’esse di odio che ci si permettere, qui, di non riportare anche perché, per usare un eufemismo, non brillano affatto per originalità. Anzi. Ciò che ora può essere interessante rilevare è che Aic da una parte addita come ingannevoli i manifesti di Pro Vita ma, dall’altra, nulla dice su come sia davvero «il feto umano ad undici settimane di gestazione».

Perché questa omissione? Per un motivo semplice. Perché non Pro Vita, ma la ricerca scientifica più aggiornata ci spiega come, a undici settimane di gravidanza, il nascituro inizi ad assumere tratti effettivamente sempre più umani. Infatti, anche se la testa rimane la parte del corpo più grande, le braccia e le gambe si avvicinano tuttavia alle loro proporzioni definitive. Ma soprattutto, risulta che tutti gli organi principali del bambino si siano formati nelle settimane precedenti. Le dita delle mani e dei piedi si sono differenziate, per dire, e appaiono chiaramente separate; e anche le gemme dentali e i primordi degli organi sessuali sono già presenti.

Non è insomma affatto fissazione dei soli cattivoni antiabortisti, bensì evidenza inconfutabile il fatto che «il feto umano a undici settimane di gestazione» sia «come un bambino assolutamente già formato». Una realtà che dà enorme fastidio – così come infastidisce chiunque la ricordi – perché pone l’accento sul dramma dell’aborto procurato e, soprattutto, sulla somma ingiustizia di questa pratica. Un’ingiustizia che viene percepita da chiunque intuitivamente, anche se chiaramente non tutti sono disposti ad ammetterlo. Perché? Perché purtroppo decenni di ideologia abortista hanno sortito i loro effetti. Anche se la verità del figlio concepito e non ancora nato rimane lì, forte di quell’evidenza di fatti che nessuno, ma proprio nessuno, ha in realtà il coraggio di negare fino in fondo.

Giuliano Guzzo

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