Aborto – Una mano di un bimbo, una conversione

Mentre il dottor Bernard de Rochambeau, in Francia, sta passando i guai per aver detto che l’aborto uccide un bambino – che è un’ovvia verità -, una ginecologa inglese, Roxana Chapman, nel pieno della sua carriera professionale racconta come ha vissuto una vera e propria conversione.

Il motivo di questo cambiamento radicale è semplice: un giorno la dottoressa si è imbattuta nella realtà, che ha squarciato in maniera netta le credenze ideologiche sull’aborto sulle quali si era fino ad allora basata.

Racconta la Chapman, nel libro-testimonianza Aborto: il dilemma del paziente e del dottore (Barham Press, 2007), che, quando l’aborto era ancora illegale nel Paese, si trovò a dover visitare una donna che aveva avuto un raschiamento per motivi diagnostici (o così le era stato detto) il giorno prima con un collega e aveva un’emorragia in corso. Scrive la donna: «Eseguii un esame interno e rimasi scioccata, davvero inorridita, nel sentire la piccola mano di un bambino in vagina. “Eri incinta!”, ho urlato. “No, non lo ero”, rispose lei. La sua negazione, e la falsità del medico che l’aveva ammessa per una “D&C” mi ha stordito. Mi cadde il velo dagli occhi e per la prima volta capii che l’aborto consisteva nello smembramento di un essere umano vivente, e che non era, come i media erano compiaciuti nel dire, il raschiare delle cellule e del sangue».

Prima di questa folgorazione la Chapman, vittima del suo tempo nonostante i suoi studi, non credeva che l’aborto fosse un problema ed era favorevole alla sua legalizzazione: l’autodeterminazione della donna andava tutelata. Inoltre, anche qui con una buona dose di disinformazione, riteneva che l’aborto sarebbe stato concepito da tutti come una extrema ratio solamente in casi molto specifici (stupro, incesto, condizioni di salute croniche e gravi...): la realtà dimostra invece che «dopo che l’aborto fu legalizzato in Inghilterra, solo un numero molto piccolo di aborti fu commesso a causa di problemi di salute, e ancora meno furono fatti per stupro o incesto. Nei primi 20 anni di aborto legalizzato in Inghilterra, solo lo 0,005 per cento degli aborti è stato fatto a causa di un problema di vita con la madre. La stragrande maggioranza degli aborti in Inghilterra, così come negli Stati Uniti [e in Italia, ndR] sono ancora oggi fatti su donne sane con bambini sani».

Dopo aver sentito la mano del bambino nel ventre della donna, la Chapman non ha potuto far altro che arrendersi all’evidenza e “passare dall’altra parte della barricata”: certo, il suo essere contro l’aborto le è costato una continua incertezza sul lavoro per via dei medici compiacenti disposti a praticare D&C mascherate sotto “raschiamenti diagnostici”, prima, e della fatica a fare obiezione di coscienza, a legge sull’aborto approvata. Ma d’altronde non aveva alternativa: aveva visto con i suoi occhi la vita smembrata in nome di un superiore diritto della donna...

Giulia Tanel

Fonte, anche per la foto in evidenza: Live Action

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