29/04/2018

Aborto “terapeutico” per talassemia: 98% a Cagliari

Abbiamo già parlato di come nel Lazio l’aborto, in quarant’anni di legge 194, abbia già fatto fuori 400 bambini cui era stata riscontrata, a seguito di una diagnosi prenatale, la beta talassemia, detta anche anemia mediterranea.

Si tratta di una «ridotta o assente sintesi delle catene beta dell’emoglobina» che nei casi più gravi potrebbe anche rivelarsi «fatale se non vengono eseguite delle trasfusioni di sangue ogni 15-20 giorni».

È così che la descrive l’Ospedale Microcitemico di Cagliari, città che più di tutte in Italia e nel Mediterraneo ne è colpita. Lo riporta l’Osservatorio malattie rare (Omar) in un suo articolo che spiega i caratteri di tale patologia.

Essa, oltre a mettere in pericolo la vita del paziente, potrebbe «causare [...] un aspetto dismorfico della faccia, malformazioni scheletriche, aumento del volume di fegato e milza (epatosplenomegalia), osteoporosi e complicanze infettive e cardiache dovute all’accumulo di ferro nel sangue. Trattandosi di una malattia autosomica recessiva, dall’unione di due portatori il 25% dei figli nasce affetto, il 25% sano e il 50% portatore sano», spiega il dottor Giovanni Monni, sulla rivista scientifica Journal of Clinical Medicine.

Insomma, un qualcosa che non si dovrebbe affatto augurare, ma che non rende una vita umana meno degna di essere vissuta. Peccato, però, che, nel caso di tale patologia, non ci si limiti a parlare di prevenzione solo invitando i portatori a gestire la propria affettività, tenendo conto dei rischi in cui potrebbero incorrere i figli, ma si parli di prevenzione anche quando i figli già esistono (e quindi prevenirla sarebbe impossibile).

Infatti nel 98% dei casi, alla diagnosi prenatale segue l’aborto. «Fino a qualche decennio fa in Sardegna nascevano circa 120 bambini l’anno con beta talassemia. Oggi, [...] in media 3-5», spiega Monni.

Ma perchè ricorrere all’aborto se esistono alternative? Oggi, infatti, esistono terapie per questa malattia che non sono più invalidanti come quelle di 30 anni fa. Inoltre l’aspettativa di vita dei portatori di talassemia è in continua crescita, per non parlare del fatto che con un trapianto di midollo osseo si può guarire.

Se se ne parla così poco, però, di tali soluzioni, non può che essere una ulteriore conferma del fatto che in materia di aborto vige una disinformazione tanto grande quanto la sua propaganda.

A proposito, in questo caso l’aborto cos’avrebbe di “terapeutico”?

Luca Scalise

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