08/06/2016

Aborto terapeutico che discrimina i disabili: parla Lord Shinkwin

Abbiamo letto e rilanciato la notizia del Lord inglese che ha proposto una legge per porre fine alla discriminazione che subiscono i disabili a causa della legge che consente l’aborto “terapeutico”, nel Regno Unito,  fino alla fine della gravidanza.

Lord Kevin Joseph Maximilian Shinkwin, Barone di Shinkwin, 45 anni, è impegnato da più di 20 anni nel volontariato e da quando – poco più di un anno fa – è stato nominato Pari d’Inghilterra, essendo lui stesso disabile, si è dedicato alla tutela legislativa e amministrativa delle persone handicappate.

Ci siamo messi in contatto con lui e lo ringraziamo per la sua immediata e cortese disponibilità nel rispondere alle nostre domande.

Nel discorso alla House of Lords, con cui ha presentato la sua proposta di legge, ha apprezzato che il Primo Ministro e i suoi colleghi avessero sottolineato come sia importante – per esempio in relazione all’abbattimento delle barriere architettoniche – comunicare il messaggio che si può essere giovani molto dotati nonostante qualche disabilità. E’ essenziale per costruire una società in cui le discriminazioni nei confronti dei disabili siano del tutto superate. Senza pietismo o paternalismo. Si può, si deve, chiedere anche ai ragazzini disabili di “dare il massimo” e – laddove possano – anche di eccellere.

Lord Shinkwin_aborto_disabili
Lord Shinkwin

Allo stesso modo egli apprezza gli sforzi che il Premier si è impegnato a porre in essere affinché anche al momento del reclutamento del personale, gli aspiranti al posto di lavoro vengano valutati per ciò che sanno fare – relativamente alle competenze richieste sul lavoro – e non per eventuali handicap in altri settori: una società che – così – non discrimina ingiustamente i disabili è una società che cresce su solide basi realistiche.

Purtroppo, però, se per le persone disabili si è fatto e si vuole fare tanto per  evitare ingiuste discriminazioni, una volta che sono nate, in Inghilterra una diagnosi di disabilità prima della nascita equivale a una sentenza di condanna a morte: l’aborto, in caso di handicap del bambino, è possibile fino alla fine della gravidanza.

I bambini non nati godono della tutela della legge, dopo le 24 settimane di gestazione: dal momento in cui l’aborto è vietato. Ma se sono disabili no: l’aborto è legale anche il giorno prima del parto.

«Dov’è la coerenza , la giustizia, il principio di uguaglianza, in una normativa del genere? – ha chiesto Lord Shinkwin – Se una simile discriminazione è accettabile, perché non accettarla anche per il colore della pelle?»

«I membri della House of Lords si chiamamo Peers, “Pari”, sono cioè uguali; ma finché questa discriminazione resta legale, io che sono una persona con una grave disabilità, come posso ragionevolmente aspettarmi di essere considerato come un uguale?... Certamente, se le chance nella vita devono avere un senso, e quindi ogni bambiniìo ha diritto al “miglior inizio” per avere le migliori chance – cosa che auspica lo stesso Premier nel suo discorso – ai bambini disabili bisogna dare innanzi tutto le stesse possibilità di nascere che hanno tutti gli altri bambini.»

Il ragionamento di Lor Shinkwin è perfettamente coerente. La sua proposta di legge sarà nuovamente discussa in autunno. Ci terremo al corrente. Vedremo se riuscirà a infrangere il totem dell’intangibilità del “diritto all’aborto” in uno dei Paesi tradizionalmente più spietati nei confronti dei bambini non nati: il Regno Unito, che ha legalizzato l’aborto fin dal 1967.

Francesca Romana Poleggi


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