05/07/2018

Aborto spontaneo: un evento carico di conseguenze

Quando si parla di aborto spesso il pensiero corre all’aborto volontario, deciso in libertà dalla donna (anche se la “libertà” di chi abortisce è tutta da dimostrare) e realizzato in conformità con l’assassina legge 194.

Così facendo, tuttavia, si relega in una zona d’ombra un evento altrettanto diffuso e importante: l’aborto spontaneo.

L’aborto spontaneo è un evento con un’incidenza maggiore di quanto si creda comunemente, eppure è celato dietro un tabù: tante donne non ne parlano, probabilmente per paura del giudizio altrui o perché soffocate dal senso di colpa rispetto a delle azioni compiute, o non compiute, durante quella gravidanza che non è andata avanti.

Scrive Uppa – Un pediatra per amico, in un recente post su Facebook: «Sono tante le donne che hanno vissuto l’esperienza della perdita di un bambino prima della nascita. Secondo le statistiche, il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre. Ma il dolore di un aborto spontaneo è un dolore che la società tende a minimizzare, ignorare, banalizzare. Chi ha vissuto questa esperienza, lo può dire. Frasi come: “Per fortuna eri incinta solo da tre mesi”, “Vedrai che ne avrai altri”, “Sono cose che capitano”, anziché accogliere e riconoscere il dolore, sembrano sminuirlo, dando alla donna l’impressione di non essere compresa, di essere sola. Proprio nel momento in cui, invece, avrebbe più bisogno di vicinanza, empatia, affetto».

Questo post, chiaro e preciso nei contenuti, offre diversi spunti di riflessione, ognuno dei quali meriterebbe un approfondimento ad hoc.

Aborto spontaneo: la perdita di una persona unica

Innanzitutto, con la sottolineatura del lutto cui la donna che ha subito un aborto spontaneo deve far fronte, si rimarca che un figlio è fin da subito quel figlio: non importa se si hanno altri bambini, oppure se in seguito si avrà il dono di concepirne altri... ogni persona, dal momento in cui ovulo e spermatozoo si incontrano, è unica: il cuore di mamma lo sa.

Inoltre, legato a questo aspetto, vi è una constatazione circa l’umanità del concepito, a prescindere dal suo peso e dalla sua età gestazionale: un aborto, anche nelle prime settimane, è una perdita importante.

Aborto spontaneo: la scienza ci spiega perché avviene

Sul tema dell’aborto spontaneo la scienza si è molto interrogata ed è giunta ad alcune interessanti conclusioni. Innanzitutto i dati riferiscono che circa il 50% di questi aborti è direttamente collegabile a un’anomalia genetica del bambino, che spesso viene catalogata come “incompatibile con la vita”. Questo tipo di aborti sono in genere molto prematuri, talvolta ancora prima che la donna abbia preso coscienza della gravidanza e senza che se ne renda conto a posteriori, magari pensando semplicemente a qualche giorno di ritardo del ciclo. In questa componente possono rientrare per esempio le coppie portatrici sane di specifiche malattie, che riescono a portare avanti gravidanze esclusivamente di bambini di un determinato sesso, mentre i concepiti dell’altro sesso non sopravvivono.

Un altro 20% degli aborti spontanei è determinato da una scarsa produzione di progesterone nella fase luteinica e un ulteriore 10% da anomalie dell’utero. La restante percentuale viene in genere correlata a malattie autoimmuni, al diabete e ad altre patologie non ancora identificate.

Quando avviene un aborto spontaneo, dunque, spesso è la natura che opera una “selezione” a priori, calcolata sulle probabilità di sopravvivenza del bambino.

Aborto spontaneo: come superare il lutto

L’aborto spontaneo è un lutto, come si è visto. È quindi importante che la donna e gli altri soggetti coinvolti siano supportati nella sua elaborazione.

In questo processo può essere utile – come anche nel caso di un aborto volontario – dare un nome al bambino che si è perso e, dove la legislazione lo consente anche nelle prime settimane di gestazione, richiede il corpo del proprio bambino per procedere alla sepoltura (qui, ad esempio, il recente provvedimento del Veneto).

Inoltre, non importa se nell’immediato oppure a distanza di anni, può essere utile affrontare un percorso psicologico, soprattutto nel caso in cui l’evento dell’aborto spontaneo sia segnato in maniera importante dal senso di colpa. Naturalmente si tratta di una decisione impegnativa, dolorosa, ma che in molti casi si rivela necessaria per la donna, per aiutarla a tornare a sorridere alla vita.

Aborto spontaneo: conseguenze sugli altri figli

L’aborto spontaneo ha poi conseguenze anche sugli altri figli, nati prima o dopo l’evento.  Nella maggior parte dei casi si tratta di ricadute indirette, ma non per questo meno incisive: in alcune famiglie può permanere per anni il peso dell’assenza del figlio mai nato; in altri casi, l’aborto può avere influenze sulle gravidanze successive, vissute in maniera ansiogena per la paura che anche questo figlio possa non farcela: uno stato d’ansia costante che, oltre a non fare bene alla mamma, incide negativamente anche sul bambino che porta in grembo. Infine, l’aborto può avere ricadute sullo stile educativo dei genitori, che possono sviluppare un atteggiamento iperprotettivo e anticipatorio, per tutelare al massimo il bambino “sopravvissuto”.

Teresa Moro

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