13/08/2019

Aborto sesso selettivo. Il drammatico record dell’India

Vi ricordate la campagna di CitizenGO Italia che nel 2018 fece tanto scalpore? Il messaggio dei suoi manifesti recitava in questo modo: «L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo». Ed è proprio così.

E dato che le femministe amano tanto distinguere l’omicidio di una donna dall’omicidio di un uomo, al punto da aver coniato il termine “femminicidio”, si dovrebbero ricordare, quando vanno a manifestare a favore dell’aborto, proprio di tutte le bambine abortite perché femmine.

Il sito Life News ci aggiorna del fatto che nel distretto di Uttarkashi, nell’India del Nord, da tre mesi non è nata neanche una bambina, a fronte dei 216 maschietti nati. E non è una pura casualità. Nel 2018, infatti, nonostante in India l’aborto sesso-selettivo sia illegale, la popolazione ha perso ben 63 milioni di donne, tra aborti ed infanticidi.

Un numero davvero preoccupante. Gopal Rawat, membro dell’assemblea legislativa, ha dichiarato a The Indipendent, a tal proposito: «È scioccante avere un tasso di natalità pari a zero bambine in 132 villaggi del distretto, come sentir parlare di alcuni episodi di feticidio femminile sulle colline».

Ebbene, il tema della discriminazione, oggi associato a vari contesti, faremmo bene ad evocarlo anche nel parlare di aborto, perché il caso indiano ci dimostra che anche l’aborto è causa di discriminazione, oltre che, ovviamente, della morte di innocenti e della sofferenza di tante madri.

Pensiamo a quanto è comune la pratica dell’aborto sesso-selettivo in Asia, oltre che in India, specialmente in Cina, dove la politica del controllo delle nascite fa sì che si verifichino anche aborti forzati, una vera e propria violenza sul corpo femminile. Ma anche in Occidente, come per esempio nel caso del Regno Unito

C’è, dunque, da porsi una semplice domanda: come conciliare la difesa delle donne e quella dell’aborto, se l’aborto ne stermina a migliaia?

Luca Scalise

 

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