19/10/2025 di Francesca Romana Poleggi

L'aborto non è (solo) una questione di povertà

Una delle, tante, lacune del nostro sistema di attuazione della legge 194 è che non è mai stato costruito un database che tenga memoria dei motivi che inducono le madri a chiedere di abortire. Può darsi che non venga neanche chiesto alle donne un perché: l'aborto è a richiesta e la "libertà di scelta" non va in alcun modo forzata. Comunque, se anche venisse chiesto, ma poi non si registra il dato (anonimo, ovviamente), significa che non c'è mai stato alcun interessa a realizzare una politica di prevenzione, di "rimozione delle cause" dell'aborto, come dice la stessa legge 194. Ad ogni modo, generalmente si pensa che le cause del'aborto siano essenzialmente economiche

Donne povere e donne ricche

Il dottor Greg Pike, per conto della SPUC (associazione inglese per la protezione dei bambini non nati), ha però condotto un'indagine statistica da cui risulta che è vero che le donne povere abortiscono di più delle donne ricche, ma le ragioni di questo dato non sono così chiare. La mancanza di denaro non è certo irrilevante, ma questioni non economiche sembrano essere più determinanti rispetto ai fattori economici, senza contare che la povertà non è solo mancanza di denaro, ma anche mancanza di istruzione.

Cause e fattori

Per esempio, uno studio statunitense ha rilevato che, tra le donne povere, quelle che hanno già un figlio non abortiscono. Lo fanno in stragrande maggioranza quelle senza figli. Le statistiche, poi, dimostrano anche che le donne di origine africa o afroamericana e le donne ispaniche hanno un tasso di aborti rispettivamente quattro e due volte superiore, a tutti i livelli di status socioeconomico. Le donne stesse parlano di molti altri fattori che determinano l'aborto: la pressione esercitata da familiari e partner, problemi relazionali, aspirazioni di studio e di carriera e... la solitudine. Un elemento che sembra determinante è infatti il matrimonio, poiché emerge che parità di condizioni economiche le donne non sposate abortiscono molto di più di quelle sposate.

Aborto banalizzato

Tornando allo studio del Regno Unito, i dati fanno presumere che l'aumento degli aborti registrato tra il 2017 e il 2022 sia dovuto non tanto alla decurtazione degli assegni familiari, quanto alla promozione della RU486 per via postale. Sempre il dottor Pike ha quindi esaminato una serie di studi che confrontano i tassi di aborto tra Stati americani con maggiori o minori servizi sociali. Alcuni di essi hanno rilevato che un maggiore livello di welfare è associato a tassi di aborto più elevati. È emerso, quindi, che l'etica, la cultura prevalente in ogni comunità è un dato significativo. Negli Stati con una cultura pro-life, le donne che fruiscono di assistenza sociale rinunciano facilmente all'aborto, mentre negli Stati con una cultura pro-aborto, accade il contrario: il welfare da solo non è sufficiente a spingere una donna a tenere il suo bambino. Questo fa capire quanto sia importante il valore pedagogico di una legge: se questa vietasse l'aborto, pur consentendo di fatto tutte le eccezioni possibili e immaginabili tali da renderlo possibile sempre, nascerebbero più bambini.

Sussidi sì, ma serve una cultura della vita

In conclusione, quindi, benvengano tutti gli strumenti economici che i governi si premurano di utilizzare per incentivare le nascite e assistere le maternità fragili, come l'assegno unico, i bonus bebé, gli sgravi fiscali a favore delle famiglie, ma è altrettanto, se non più, importante combattere la "cultura della morte" promuovendo i valori della vita e della dignità di ogni essere umano. Una battaglia che tocca a ciascuno di noi. 

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