16/04/2019

“;Aborto libero”, scrive il vandalo che è già nato

Un paio di settimane fa il muro della parrocchia milanese di san Michele Arcangelo e santa Rita è stato imbrattato con una scritta blasfema: «Aborto libero (anche per Maria)»Il parroco, don Andrea Bellò, ha risposto con una lettera aperta all’autore, sulla pagina Facebook della Parrocchia. Il post è divenuto virale e ha subito cominciato a circolare sui social. Anche Pro Vita & Famiglia vuole rilanciare la lettera di don Andrea che, da sola, vale più di tanti articoli.

«Caro scrittore anonimo di muri,
mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori.
L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. È un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza.
Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato da tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi!
Io mi firmo: don Andrea».

A distanza di qualche giorno, lo stesso muro, già imbiancato, è stato nuovamente imbrattato con l’illuminante monito: «resistenza popolare contro ogni Stato». Ed ecco che si palesa la brillantezza dell’ideologia che anima l’anonimo abortista: l’anarchia. Nulla di più coerente. Dire “aborto libero” equivale a dire “omicidio libero”; e cos’è questa se non la morte dello Stato, che nella difesa dei deboli e nella promozione della vita trova la sua ragion d’essere? Le società contemporanee sono talmente anestetizzate dal consumismo materialistico da non vedere che la liberalizzazione dell’aborto sta conducendo l’Occidente al suicidio di massa, mentre gli Stati danzano allegramente verso il riconoscimento universale di “nuovi diritti” sempre più estremi e sganciati da qualsiasi fondamento umano.

Poi c’è chi scrive sui muri… Certo, la mamma dei cretini è sempre incinta, ma neanche questa è una ragione valida per l’aborto libero.

Vincenzo Gubitosi

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