La Regione Emilia-Romagna ha vergognosamente bocciato un meritorio emendamento, presentato dal consigliere regionale della Lega Tommaso Fiazza, teso a sopprimere l’impiego della telemedicina per la procedura di aborto farmacologico, ovvero a impedire l’assunzione della pillola abortiva RU486 a casa. In altre parole la Regione scarica sulla donna la gestione di un momento fisico e psicologico complesso e doloroso, nonostante sia attestato da numerosi studi scientifici indipendenti e dalle stesse relazioni annuali sull’attuazione della Legge 194 che il protocollo farmacologico RU486 ha un profilo di sicurezza per la salute della donna inferiore rispetto all’aborto chirurgico, senza ovviamente dimenticare che entrambi riguardano la soppressione di un essere umano inerme e innocente. Giustamente, le motivazioni a sostegno dell’emendamento ricordavano come l’assunzione della RU486 può comportare effetti collaterali gravi, tra cui reazioni allergiche, emorragie abbondanti, crampi intensi, infezioni e reazioni avverse imprevedibili che richiedono un intervento medico tempestivo. Per questo ridurre i ricoveri e le prestazioni sanitarie in nome dell’efficienza e il contenimento dei costi significa di fatto privare le donne di un’assistenza sicura, completa e umana.
Così Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, commenta la bocciatura dell’emendamento che prevedeva la soppressione dell’individuazione di strumenti operativi per l’uso della telemedicina nella gestione della somministrazione del Mifepristone/RU486 e Misoprostolo a domicilio, in ottemperanza della DET 21024/2024, all’interno del Documento di Economia e Finanza Regionale – DEFR 2026