20/09/2016

Aborto: le foto dei bimbi uccisi aumentano il sentimento pro-vita

Per combattere l’aborto, bisogna far vedere di cosa si tratta realmente. Solo osservando bene le immagini dei bambini fatti a pezzi e gettati nella spazzatura immersi nel loro stesso sangue ci si può rendere conto di essere di fronte ad un esecrabile omicidio.

A chi si scandalizza e parla di terrorismo psicologico, bisogna ricordare che da anni e anni a scuola e in ogni luogo, per educare, si mostrano le foto degli ebrei sterminati nei lager nazisti.

Ebbene, l’aborto è il più grande genocidio della storia, che oltretutto avviene in maniera silenziosa, con l’avallo degli Stati “democratici” e con la complicità di quanti restano indifferenti, ritenendolo un fatto “normale”, anzi, un diritto.

Nello studio intitolato “Analisi statistica sull’efficacia delle fotografie delle vittime dell’aborto nell’attivismo pro-vita“, il Centro Canadese per la Riforma Bioetica (CCBR) ha recentemente dimostrato che la maggioranza delle persone cambia idea sul tema dell’aborto (in senso favorevole al diritto alla vita) dopo aver visto le foto dei bambini uccisi dall’operazione. In sintesi, il 90% degli intervistati ha dichiarato di aver aumentato l’avversione all’aborto ed il 30% si è detto a favore della vita, mentre il numero di chi si definiva pro-choice (cioè pro-morte) è diminuito drasticamente.

Obiettivo principale dell’inchiesta è sensibilizzare l’opinione pubblica e far capire che opponendosi all’aborto è possibile salvare miglia di vite umane innocenti. Da ciò ne consegue che anche nel voto politico occorre scegliere i candidati sensibili alla difesa del diritto alla vita dei bambini innocenti.

Anche se spiacevole e senza dubbio sgradevole alla vista, è necessario dare fastidio mostrando qual è il vero volto del “diritto” di aborto, di questa “conquista di civiltà” che le donne hanno ottenuto. Bisogna dire tutta la verità, senza aver paura di passare per fanatici o terroristi. Se crediamo davvero che l’aborto è un omicidio, non possiamo far finta di nulla, girare lo sguardo da un’altra parte o pensare di addolcire il tutto con un generico “sì alla vita!” o “viva la vita!”. Certo, la battaglia va fatta su più fronti, di fronte a persone diverse e con strategie comunicative adattate ad ogni caso. Ma non possiamo affatto omettere di mostrare le foto del delitto e dell’orrore. Se è vero, come è vero, che questo serve a salvare bambini, non dobbiamo avere alcun rispetto umano.

Federico Catani

Fonte: LifeSiteNews

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