14/06/2018

Aborto: la ragazzina di Vicenza svela l’ipocrisia della 194

Ieri abbiamo narrato la vicenda angosciosa dell’aborto di una ragazzina di sedici anni a Vicenza.

Oggi, apprendiamo che ai Carabinieri, chiamati dalle amiche, l’azienda sanitaria ha dichiarato che la procedura si è svolta regolarmente, secondo la legge. La nostra Redazione ha contattato l’ufficio stampa della Ulss 7 Pedemontana, che ha affermato di non aver nessuna dichiarazione da rilasciare e che ha ribadito il fatto che «tutto quanto è contenuto nella legge 194 è stato garantito».

Noi non mettiamo in dubbio che la forma – la legalità – sia stata rispettata.

La sostanza che questa forma dissimula però non cambia: alle donne incinte in difficoltà, nella pratica, non viene offerta alcuna alternativa all’aborto.

E le madri in difficoltà sono spesso – quasi sempre – sotto pressione. Sono costrette dalle circostanze (difficoltà economiche o sociali), sono costrette da persone. Per esempio i genitori, o il partner, o i datori di lavoro... tutti soggetti che formalmente non violano alcuna legge, ma che sostanzialmente mettono la madre con le spalle al muro.

E magari sono convinte di agire per il suo bene, come normalmente fanno, o dovrebbero fare, i genitori. Una tale convinzione si crea per la mentalità sbagliata e per l’ignoranza della verità sull’aborto e delle sue conseguenze sulla salute fisica e psichica delle donne. Sono i frutti della decennale propaganda dei radicali.

Per questo accadono fatti come quelli di Vicenza. E per questo dobbiamo impegnarci più che mai nella promozione della cultura della vita!

Negli scorsi anni la Comunità Papa Giovanni XXIII ha dedicato una campagna a disvelare la sostanziale mancanza di libertà di scelta delle madri che chiedono l’aborto. Andrea Mazzi ne ha scritto anche un libro. In parte avevano in precedenza condiviso con noi le testimonianze che i loro volontari hanno raccolto sul campo e che volentieri riproponiamo ai nostri Lettori che volessero cliccare qui, qui, qui. «Siamo certi  – scrivono sul loro portale – che una mamma non abortirebbe mai il suo bambino. C’è sempre qualcuno o qualcosa che la induce a farlo. Ci sono persone che non vogliono questo bambino perché interferisce con i loro progetti, perché è fonte di imbarazzo e di vergogna, perché obbliga ad assumersi delle responsabilità. Pressioni spesso mascherate da consigli volti al bene della futura madre ma che si traducono anche in minacce, ricatti affettivi, inganni e violenze».

Questo è il risultato di 40 anni di legge 194. Che poi, nella somma ipocrisia che contraddistingue sempre e comunque ciò che è male, da un lato toglie la patria potestà ai genitori delle minorenni che vogliono abortire senza il loro consenso (o addirittura senza che loro ne sappiano niente), dall’altro non impedisce ai genitori delle stesse minorenni di premere affinché le figlie abortiscano.

E tutto questo avviene ai tempi della fatidica “autodeterminazione”.

Francesca Romana Poleggi

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