03/11/2019

Aborto in calo in Emilia-Romagna. Una buona notizia?

È dei giorni scorsi la notizia di un calo degli aborti in tutta l’Emilia Romagna riferiti al 2018 (6.874 il numero più basso dal 1980, con una diminuzione del 4% rispetto al 2017, quando furono 7.130 casi). Si conferma così il trend di riduzione degli ultimi anni: dal 2004, quando si registrarono 11.839 interruzioni di gravidanza, al 2018, il calo è stato di oltre il 41%.

Una buona notizia? Non proprio, visto che c’è stato un aumento del 34% di interruzioni di gravidanza con la Pillola RU486, aborto chimico usato dal 63% delle donne italiane residenti nella regione. Preoccupante non solo l’abuso delle pillole chimiche, i cui rischi erano già stati denunciati anni orsono da una brillante e scientificamente solida pubblicazione di Roccella-Morresi (La Favola dell’aborto facile), ma preoccupante è anche il dato regionale che vede il 64% delle giovani donne dai 25 ai 29 anni abortire ed il 62% di donne che decide di abortire dopo il primo figlio. Le ragioni “economiche” sembrerebbero essere dunque una della cause principali per il 62% delle donne per abortire, anche se la legge 194 del 1978 impone alle Regioni di prendere iniziative che evitino pericoli contraccettivi e promuovere valutazioni dei consultori e la rimozione delle cause dell’aborto per ragioni economiche.

I dati della Regione Emilia Romagna non ci dicono nulla di tutto questo e questa parte della legge 194 che mira alla tutela della maternità è semplicemente censurata ed inattuata. Un grave vulnus che impone ai politici pro vita regionali di agire con urgenza e determinazione. Diversamente dai suoi doveri, imposti dalla legge, pare che la Regione si vanti della sua azione di promozione dei contraccettivi, addirittura gratuiti per le donne tra i 26 e i 45 anni disoccupate o colpite dalla crisi, nei 12 mesi successivi a un parto o nei 24 mesi successivi a un aborto.

Esattamente il contrario di ciò che impone la legge, risolvere i drammi economici non è facilitare l’aborto come metodo contraccettivo.

Non meglio vanno le cose a Bologna, capoluogo di regione, dove le interruzioni volontarie di gravidanza vengono effettuate per il 53% con la RU486.

La soluzione all’aborto chirurgico si fonda quindi  sulla diffusione dell’aborto chimico, ma entrambi vengono promossi contro ogni “ratio” della legge 194 del 1978, legge che noi, sia chiaro, non condividiamo per nulla, ma che finché sarà in vigore dovrebbe essere applicata in tutte le sue parti e non solo per ciò che favorisce l’omicidio dell’innocente.

 

di Luca Volontè

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