Aborto: in Brasile, per ora, resta limitato

Michel Temer, presidente del Brasile (nella foto sopra), si dice contrario alla legalizzazione dell’aborto fino al terzo mese di gravidanza.

A sollecitare un intervento in materia da parte dell’esecutivo è stato il Supremo Tribunale Federale che nei mesi scorsi, in barba al principio liberale e costituzionale della suddivisione dei poteri, è intervenuto a gamba tesa nel dibattito spingendo di fatto l’acceleratore verso l’apertura del Paese all’aborto. Un vizietto comune a molti giudici in tutto il mondo.

Ma stando a quanto riportano il Diário Catarinense e altri giornali, Temer (che peraltro non è un conservatore), almeno per il momento, non vuole cambiare la legislazione vigente, in base alla quale l’interruzione di gravidanza è consentita “solo” nei casi di pericolo per la vita della madre, stupro e grave malattia del bambino. In tutte le altre fattispecie, il Codice Penale considera l’aborto un crimine (salvo quando i giudici politicizzati non dispongano diversamente...).

In un’intervista, il presidente brasiliano ha dichiarato che gli interessi del nascituro debbono essere rispettati e protetti. Non sappiamo però quanto resisterà nel mantenere questa posizione sensata e ragionevole. Le pressioni, interne ed esterne al Brasile sono enormi e vengono esercitate, oltretutto, anche per liberalizzare le droghe e imporre l’ideologia gender.

Certo, per ora possiamo tirare un sospiro di sollievo. Consapevoli però che la battaglia a difesa della vita è solo all’inizio.

Proprio per questo, qualche vescovo attento e sensibile (che a differenza di altri crede ancora nei cosiddetti principi e valori non negoziabili) sta facendo sentire la sua voce. Uno di questi è mons. Antonio Carlos Rossi Keller, della diocesi di Frederico Westphalen. In una nota pastorale rivolta ai suoi fedeli lo scorso 31 marzo, ha ricordato l’immutabile insegnamento della Chiesa circa la gravità estrema dell’aborto, che è sempre – sono parole del vescovo – l’omicidio volontario di un innocente. 

Per mons. Rossi Keller, poi, l’accettazione dell’aborto nella mentalità, nei costumi e soprattutto nella legislazione permissiva dei nostri tempi è un segnale eloquente di una grave crisi morale. Tutto ciò rende questo XXI secolo – sono sempre le parole del vescovo – un periodo oscuro della storia umana, dove prevale l’incapacità di distinguere il bene dal male, specie quando c’è in gioco il diritto fondamentale e basilare alla vita.

Federico Catani 


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