23/03/2018

Aborto: il dolore di un papà per il suo bambino

Un grido disperato di aiuto era l’unica possibilità di salvare suo figlio. Non poteva far altro quel giovane, quando la sua fidanzata, Kaylee, aveva deciso di non far nascere il loro bambino.

Era straziato dal dolore – afferma un articolo di Pregnancy help news – e si è rivolto presso la Life choices clinic di Lewiston, nell’Idaho, supplicando: «Potete aiutarmi? Kaylee sta per abortire e voglio che il mio bambino viva». E, come afferma il Centro per le gravidanze, non è stato l’unico padre a cercare di salvare il proprio figlio.

Anche Tony amava tantissimo la sua fidanzata, da poco rimasta incinta, e aveva deciso di sposarla, ma la loro unione non aveva ricevuto il benestare delle famiglie. Tali pressioni hanno influito negativamente sulla giovane che, rifiutato ogni aiuto che le si poteva offrire, ha deciso di abortire.

E poi ancora Jordan, che già aveva  già perso un bambino per l’aborto volontario della sua ragazza. Non riusciva a credere che sarebbe potuto accadere di nuovo. Si è rivolto al Centro chiedendo aiuto ma la sua ragazza non ha voluto sentire ragioni... e l’incubo dell’aborto si è ripetuto. Un altro figlio morto.

Questi sono solo tre fra tanti uomini a cui non è lasciata altra scelta che supplicare aiuto. Restano soli a fare i conti con il lutto per il figlio morto e non possono opporsi in alcun modo a questa legge “padrofoba” che li lascia senza voce in capitolo.

Ma la battaglia per la difesa della vita nascente non è affatto una lotta “maschi contro femmine”, come molti vogliono far credere. Quando muore un bambino, infatti, hanno ormai perso tutti. Non solo il piccolo ucciso ed il papà che voleva salvarlo, ma anche la madre, ingannata da un falso mito di progresso e lasciata sola ai traumi post-aborto.

Quando muore un bambino, ucciso in quel modo, c’è solo da chiedersi che fine abbia fatto l’emancipazione promessa dai sostenitori dell’aborto. Ma  a cosa fatta, l’unica speranza sarà solo il perdono.

Luca Scalise


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