30/09/2025 di Redazione

Aborto, fine vita, utero in affitto, libertà. Il monito del Vaticano all’ONU

Dal fine vita all’aborto, passando per l’utero in affitto e in generale la difesa di ogni libertà. Sono questi alcuni dei punti toccati dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede, durante il suo odierno discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, in occasione dell’80° anniversario dell’istituzione delle Nazioni Unite. Un discorso ampio, che ovviamente ha toccato anche molti altri temi cruciali legati all’attualità come le guerre, il clima, il lavoro, i migranti e la povertà. In particolare sui temi bioetici le parole di Gallagher sono risuonate come un vero e proprio monito.

La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

Gallagher - che è a tutti gli effetti il “Ministro degli Esteri” del Vaticano - ha ribadito che la dignità della persona va tutelata dal concepimento fino alla sua fine naturale, senza eccezioni e senza compromessi. Ha parlato con fermezza contro aborto ed eutanasia, denunciandoli come espressione di una “cultura della morte”. «Anziché promuovere una cultura della morte - ha dichiarato - le risorse dovrebbero essere destinate alla protezione della vita e all'aiuto di coloro che si trovano in situazioni difficili o addirittura tragiche». Parole che hanno il sapore di un richiamo profetico in un tempo in cui in molti Paesi si tenta di legittimare la soppressione dei più fragili come se fosse un diritto. E ancora: «Dovrebbe essere chiaro che esiste solo il diritto alla vita e che non può esistere alcun contrario, anche se falsamente etichettato come libertà». In queste frasi si racchiude il cuore del messaggio del Vaticano: la vita non è negoziabile, e nessuna logica politica o culturale può rovesciare questa verità universale. Parole che, tra l’altro, sono - o meglio, dovrebbero essere - un monito per i politici cattolici o che si professano tali, soprattutto se pensiamo alla discussione in atto al Parlamento italiano proprio sul tema del suicidio medicalmente assistito. Di conseguenza, appare ancora più chiaro che non potrà essere mai accettata, da nessun cattolico, neanche la più “blanda” delle proposte per legiferare sul fine vita, tanto che Pro Vita & Famiglia, tramite una nota del presidente Antonio Brandi, ha commentato le parole dell'arcivescovo Gallagher auspicando che possano essere un campanello d'allarme affinché i parlamentari italiani «abbandonino qualsiasi progetto di legge sul suicidio assistito, compreso quello presentato dal centrodestra che avrebbe l’unico effetto di aggravare e non di limitare la già drammatica situazione determinata dalle sentenze ideologiche della Corte Costituzionale».

L’utero in affitto mercifica della vita

Nel suo discorso l’arcivescovo Gallagher ha voluto anche denunciare con chiarezza la maternità surrogata, definendola una pratica che riduce la donna e il bambino a “semplici prodotti”. Non è solo, lo sappiamo, un tema tecnico o giuridico, ma una questione di civiltà: trasformare la vita in oggetto di contratto e di mercato significa calpestare la dignità umana, minare la famiglia e aprire a scenari di sfruttamento e ingiustizia. Da questo punto di vista l’Italia è all’avanguardia nel contrastare tale pratica - rendendola reato universale - ma in tutto il Mondo, dunque tra i paesi membri dell’Onu, ci sono anche quelli che la consentono o addirittura ci hanno costruito sopra un vero e proprio business miliardario se pensiamo a Stati Uniti, Canada, Georgia, Ucraina, ma anche Regno Unito e Grecia.

La tutela della libertà di pensiero

Altro punto cruciale dell’intervento del Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede è stato il richiamo alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Gallagher, infatti, ha ricordato come oltre 360 milioni di cristiani vivano oggi in condizioni di persecuzione o discriminazione, rendendo il cristianesimo la comunità religiosa più perseguitata al mondo. Ha ammonito che nessuno Stato può costringere una persona ad agire contro la propria coscienza e che la vera libertà non consiste nel fare ciò che si vuole, ma nel riconoscere e rispettare una verità oggettiva e universale. Qui si inserisce il legame con la dignità umana, che non può essere subordinata né alle ideologie né alla pura efficienza. Un punto centrale se pensiamo che, oggi e anche nell’Occidente che dice di essere “civile” e “moderno”, proprio la libertà di parola è messa sotto attacco: basti ricordare quante volte le opinioni pro life o pro family vengono censurate, attaccate, denigrate, fino ad alcuni tragici epiloghi come lo è stato per il brutale assassinio di Charlie Kirk, ucciso - appunto - per le sue idee.

Gli altri temi toccati da Gallagher

Accanto ai temi legati alla vita e alla libertà, l’arcivescovo ha poi affrontato altre emergenze globali. Ha parlato della povertà come di un “obbligo morale” da combattere; ha denunciato le disuguaglianze che colpiscono in particolare migranti e rifugiati. Sul fronte climatico ha richiamato la necessità di un impegno condiviso, così come ha citato l’intelligenza artificiale per avvertire la comunità internazionale sui forti rischi per la persona umana. Infine, ma non per importanza, sul piano geopolitico ha rinnovato l’appello per un cessate il fuoco immediato in tutte le zone di conflitto del mondo, con particolare attenzione all’Ucraina e al Medio Oriente.

 

 

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