02/01/2017

Aborto delle adolescenti: con quali rischi?

Mediamente sono 4000 all’anno le ragazzine che risolvono una gravidanza inattesa con l’aborto.

A questo numero si devono aggiungere tutte quelle che ricorrono all’aborto clandestino “fai-da-te”, accessibile grazie alle pillole e alle cyber-mammane presenti su internet. 

Ascoltando i genitori, nel mio servizio allo sportello psicologico presso un Istituto Comprensivo, mi rendo conto che a volte siamo noi adulti a mettere a disposizione dei bambini, dei ragazzi, sempre più presto, tecnologie sempre più sofisticate, che danno loro accesso a contenuti a cui non sono ancora emotivamente e cognitivamente pronti.

I genitori, nel momento in cui mettono in mano dei loro figli un tablet o uno smartphone, dovrebbero avere un “progetto educativo” sull’uso di quel tipo di tecnologia, altrimenti si rischia di sregolare la loro vita emotiva.

Le neuroscienze ci dicono che gli adolescenti non agiscono seguendo un codice cognitivo, il ragionamento per intenderci, ma sono regolati essenzialmente da quell’area del cervello responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni che si chiama sistema limbico.

Esso è costituito da un insieme di strutture, situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale, che media la memoria, l’apprendimento, il comportamento e le emozioni e non ha la capacità di prevedere il pericolo.

In questa fase della vita dei ragazzi, atteggiamenti iperprotettivi da parte dei genitori possono portare alla costruzione di un’ “identità negativa” o “identità contro”, caratterizzata da una decisa opposizione al mondo degli adulti e a tutto ciò che lo rappresenta.

I genitori si sentono tranquilli se i figli sono a casa, mentre non si rendono conto che se sono in camera loro, connessi a internet, possono correre dei pericoli ben più gravi di quando sono fuori.

Emerge da una ricerca su quindicenni e sulle loro famiglie che si considerano sempre più ammissibili i rapporti sessuali in adolescenza e l’aborto è ammesso per la metà del campione d’indagine.

Si stima che oltre il 15% delle adolescenti inizia ad avere rapporti sessuali tra i 14 e i 15 anni e di conseguenza una gravidanza a questa età non è un evento raro.

Sia per l’ incapacità di comprendere appieno cos’è una gravidanza, sia per paura, un’adolescente molto difficilmente si confiderà con i genitori . Da sola o con l’aiuto dell’amica del cuore comincerà a cercare una soluzione: internet è subito a portata di mano. Ed ecco che navigando facilmente trova ciò che cerca, un sito dove si danno informazioni dettagliate per un “aborto fai da te” .

La fragilità dell’identità adolescenziale, instabile perché ancora in costruzione, rende i ragazzi sensibili e vulnerabili emotivamente.
Da un’analisi di 22 studi ,15 negli Stati Uniti e 7 in altri paesi, fatta da Priscilla Coleman, professoressa di Scienze dello sviluppo umano e famiglia presso la Bowling Green State University dell’Ohio, è emerso che l’81% di donne e adolescenti che hanno fatto ricorso all’aborto, sviluppava problemi di salute mentale.
Ha anche dimostrato che l’aborto ha conseguenze molto più gravi a breve e a lungo termine per le adolescenti che per le donne adulte e tanto più sono giovani, tanto più avranno difficoltà a riprendersi dal trauma subìto: sono esposte a un rischio tre volte maggiore di manifestare problemi del sonno, uso di droghe, abuso di alcool, tentativi di suicidio.

L’analisi dei dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute sulle interruzioni volontarie di gravidanza nelle minori nel decennio scorso, evidenziava che le adolescenti al di sotto dei 15 anni di età, che hanno fatto ricorso all’aborto sono circa 4 mila all’anno.
A questa cifra si devono aggiungere il numero imprecisato di coloro che fanno ricorso all’aborto clandestino, ora anche grazie a internet.

Sempre nel campo delle ripercussioni sul piano psichico, da ulteriori studi è stato riscontrato (Broen et al. 2005) un aumento generalizzato dello stato di ansia e la possibilità che questo evento traumatico riveli, a distanza, l’ambivalenza della scelta, agendo come cicatrice emozionale ed influenzando lo stato psichico negli anni successivi.

La gravidanza infatti, per sua natura, oltre alla preparazione biologica di un utero accogliente, comporta l’elaborazione di un “grembo psichico” dove il bambino che nascerà potrà essere atteso, pensato ed amato ancor prima di venire alla luce; si forma uno spazio interno riservato al bambino alla relazione con lui.

L’aborto, in quanto evento traumatico, sopprime gli elementi naturali di identificazione con il bambino e provoca un disturbo caratterizzato da un marcato stress post-aborto, ma anche una sindrome già descritta dal DSM III ( Manuale diagnostico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association (APA): “sindrome da trauma conseguente ad aborto”, considerata oggi come una variante della “sindrome da stress post-traumatico”, la cui sintomatologia può comparire anche a due anni dall’aborto.

Daniela Baionetta


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