31/08/2016

Aborto: ci manca la “Giornata mondiale” dell’ONU...

Le “giornate mondiali” dell’ONU, che si celebrano nel corso di tutto l’anno, si incentrano sui temi più diversi, più o meno rilevanti. Non c’è però la “giornata mondiale dell’aborto”. Non ancora, almeno.

Infatti LifeSite News ci informa che una serie di organizzazioni internazionali accreditate all’ONU vorrebbero che il 28 settembre si celebrasse in tutto il mondo la “Giornata Mondiale dell’Aborto Sicuro” (“Safe Abortion Day”).

La “Campagna internazionale per il diritto delle donne all’aborto sicuro” ha inviato una lettera in tal senso al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, siglata da circa 1.800 gruppi e individui provenienti da 115 paesi.

Costoro, insistendo sulla bontà e sulla sicurezza ed efficacia delle procedure usate per l’aborto volontario, dichiarano che «la metà di tutti gli aborti, a livello internazionale, sono ancora non sicuri... Le donne ancora soffrono e muoiono per le complicazioni dell’aborto». Parliamo ovviamente di aborto legale. A questo – secondo loro – si rimedia rendendo più facile l’accesso all’aborto, con norme più permissive.

A partire, invece, dal fatto che l’aborto legale non è affatto sicuro perché è una procedura pericolosa in sé – come ProVita e tante altre associazioni pro-life denunciano da tempo -, con un briciolo di coerenza andrebbe limitato, circoscritto o addirittura andrebbe eliminato l’aborto come sistema per risolvere il problema di una gravidanza indesiderata. E magari incentivare le alternative  ad esso che salvano madre e bambino e che sono più coerenti con la celebrazione del  7 aprile (“Giornata mondiale della salute), del 25 novembre (“Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”) e del 20 dicembre (“Giornata Internazionale della Solidarietà Umana”).

La lettera delle suddette associazioni non parla certo dei 40-50 milioni di bambini  uccisi dall’aborto legale ogni anno, alla faccia della “Giornata Internazionale per i Bambini Innocenti Vittime di Aggressione”, che si celebra il 4 giugno, e alla faccia della “Giornata mondiale dell’infanzia” che si celebra il 20 novembre; né – evidentemente – esse conoscono la “Giornata Internazionale per i Diritti Umani”, del 10 dicembre (o non ricomprendono il diritto alla vita tra i diritti fondamentali dell’uomo).

Né la lettera sembra conoscere i dati relativi alla salute delle donne che dimostrano che la mortalità materna è di gran lunga inferiore proprio in quei Paesi dove l’aborto è illegale o comunque fortemente limitato, come l’Irlanda, o il Cile, o alcuni degli Stati messicani.

Ne abbiamo parlato più volte: e la conclusione è suffragata da diversi studi statistici.

Quello di cui le donne hanno bisogno è una migliore assistenza sanitaria, in generale e in particolare nel momento della gravidanza e del parto. E quello che la civiltà e il rispetto delle donne esigerebbe innanzi tutto è il consenso informato, cioè che si dica chiaramente alle donne quali sono gli effetti collaterali dell’aborto, che anche se è “legal“, non è per niente “rare“, né “safe*.

Francesca Romana Poleggi

*Rare, safe and legal (raro, sicuro e legale) era il motto delle abortiste americane negli anni ’70. A proposito del consenso informato, invece, è stato realizzato un documentario da una coraggiosa regista pro-aborto, del quale potete leggere qui.

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