16/09/2021 di Manuela Antonacci

Aborto a San Marino. Don Mangiarotti: «Ecco perché sarebbe una scelta puramente ideologica»

La Repubblica di San Marino sarà protagonista di un referendum per la legalizzazione dell’aborto, che si terrà il 26 settembre. Il quesito, come ormai ben sappiamo, è: «Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?». La trappola semantica è la stessa usata in Italia e nel resto del mondo fin dagli anni ‘70. Ne abbiamo parlato con don Gabriele Mangiarotti, vicepresidente di “Accoglienza per la vita” che si sta battendo proprio contro la legalizzazione dell’aborto a San Marino.

 

Non le sembra che siamo di fronte ad una mistificazione? Se c’è pericolo di vita per la donna, il codice penale di San Marino, all’art.42, già prevede la non punibilità per l’aborto in stato di necessità. Che bisogno c’era di questo referendum e un’eventuale legge?

«Le situazioni inimmaginabili di questo referendum sono diverse: innanzitutto le dodici settimane senza motivazione. Dopo dodici settimane, infatti, l’aborto può essere fatto anche da minorenni, senza l’impegno degli adulti e senza motivazione. Si verrebbe a configurare una situazione in cui c’è l’aborto sic et simpliciter, senza motivazione. La seconda parte che consentirebbe l’aborto fino al nono mese, è inutile perché già il codice penale permette già l’interruzione di gravidanza se c’è di mezzo la salute della madre, tenendo conto che però si deve far di tutto per la salute del bambino. Inoltre bisogna sottolineare che non ci sono situazioni di malformazioni del feto tali che possono comportare un rischio di salute fisica per la madre. Quindi l’unica motivazione dell’aborto di feti con malformazioni è di origine psicologica. Una motivazione, dunque, non documentabile che consente, fino al nono mese, l’uccisione del bambino. Per non parlare, poi, della deriva eugenetica dell’uccisione di bambini con anomalie fisiche».

Il Comitato “Uno di noi”, che sostiene il no al referendum, scrive: «A tutela dei diritti delle donne, numerosi provvedimenti sono stati adottati negli ultimi anni a San Marino”. Perché, allora, questa cieca furia abortista?

«Fondamentalmente sembra che questa volontà di introdurre l’aborto sia soprattutto ideologica, non se ne sente effettivamente la necessità sotto altri punti di vista. La questione è che si parla di autodeterminazione della donna, ma l’autodeterminazione è sulla donna, non sul bambino. Quindi questa è già una cosa contraddittorio. Dall’altro lato c’è la volontà di equiparare la legislazione sanmarinese a quella europea. Infatti molti di loro dicono che San Marino non può essere considerato il fanalino di coda dell’Europa. Noi diciamo invece che può diventare il simbolo di una rinascita, di un rispetto del valore della vita. Però certamente le motivazioni sono di tipo sostanzialmente ideologico, più che di altra natura».

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