25/07/2018

Aborto a domicilio: 10 motivi per dire NO

Traduciamo e sintetizziamo di seguito un articolo di Alithea Williams pubblicato sul sito della Society for the protection of unborn children a proposito delle conseguenze nefaste dell’aborto a domicilio.

Chiariamo da subito che quanto segue non presuppone che l’aborto chirurgico sia il bene, mentre quello farmacologico è il male; né che l’aborto ospedaliero debba essere difeso come “male minore” rispetto all’aborto a domicilio. Si vuole semplicemente invitare a riflettere sulla follia di una battaglia ideologica che, col pretesto di liberare la donna, non fa altro che precipitarla in un baratro di sofferenza sempre più nera.

  1. Le complicazioni per l’aborto farmacologico sono comuni

Si è parlato molto di aborto farmacologico “sicuro” e “facile”. Tuttavia esso non è solo prendere una pillola che fa sparire il bambino. La Ru 486 causa crampi, forti emorragie e nausea. Come scrive la catena di cliniche abortiste Marie Stopes sul proprio sito web (su una pagina che è stata poi rimossa), è normale che si verifichino «sanguinamenti e forti crampi (come i dolori del ciclo) che possono durare per diverse settimane». Altri effetti collaterali includono «diarrea, nausea, vomito, vertigini, vampate di calore, brividi, mal di testa e dolori. L’aborto farmacologico può anche peggiorare i sintomi di emicrania e asma in alcune persone». La Marie Stopes elenca anche le  possibili complicazioni: emorragia, infezione, aborto fallito, aborto incompleto, trombosi e morte. Per gli aborti farmacologici successivi alle 13 settimane di gestazione, la proporzione di aborti incompleti che necessitano di un successivo intervento chirurgico varia ampiamente  fino al 53%, secondo uno studio multicentrico nel Regno Unito. Anche per quelli precoci, fino a 9 settimane di gestazione, il RCOG riporta (p. 41) uno studio finlandese che ha rilevato che il 6% delle donne necessita di un successivo intervento chirurgico rispetto a meno dell’1% di quelle che si sottopongono da subito ad aborti chirurgici.

  1. Il preciso intervallo temporale è molto importante

Ci si è concentrati molto sull’opportunità di assumere la pillola a casa, in modo che le donne possano scegliere un momento conveniente per indurre il loro aborto. «Se fossi stata in grado di prendere la seconda pillola abortiva a casa, avrei potuto accedere a tutto ciò di cui avevo bisogno», dice Claudia, la donna che sta portando avanti la campagna per aborti domestici. «Non sarei stata frettolosa, in preda al panico e preoccupata di abortire in un taxi, e avrei potuto prendere la pillola nel posto e nel tempo giusto per me».

Beh, in realtà no. L’intervallo di tempo preciso tra l’assunzione del mifepristone (la prima pillola) e del misoprostolo (la seconda) è di fondamentale importanza per l’efficacia della procedura e influisce direttamente sulla probabilità che la donna sperimenti un aborto fallito e necessiti perciò di un intervento chirurgico. Il misoprostolo deve essere assunto da 24 a 48 ore dopo l’assunzione del mifepristone, altrimenti la sua efficacia è significativamente ridotta. Eppure non c’è nulla che impedisca a una donna di prendere la seconda pillola al di fuori delle ore raccomandate, se è fuori dal controllo medico. La ricerca ha dimostrato che, e non sorprende, le donne preferiscono un breve periodo di tempo tra le pillole, e quindi possono essere inclini a prendere la seconda pillola meno di 24 ore dopo la prima. Ma questo porta a un tasso di fallimento significativamente aumentato.

  1. Il modo preciso di assumere i farmaci è importante

Il modo preciso in cui sono presi i farmaci influenza anche i tassi di fallimento. Nell’immagine popolare la pillola abortiva è assunta per via orale, come un antidolorifico, ma in realtà la somministrazione vaginale o buccale è generalmente raccomandata rispetto a quella orale. La somministrazione orale di misoprostolo combinato con la dose bassa raccomandata di mifepristone non è altrettanto efficace per lo svuotamento dell’utero dopo che il nascituro è morto e si traduce in un più alto tasso di insuccesso, ma è comunque la forma di assunzione preferita dalle donne rispetto agli altri metodi.

  1. Nessun controllo su chi assume la pillola e dove

La seconda visita (in ospedale) significa anche che c’è un controllo medico su chi sta prendendo la pillola abortiva e dove. Invece, una volta che una pillola ha lasciato la clinica, non c’è modo di sapere chi la prenderà e se lo sta facendo liberamente o sotto coercizione. In più non c’è alcun controllo su dove viene presa. Nel dibattito si parla sempre di una donna che prende la pillola in casa sua (ed è per permettere questo che i governi gallese e scozzese hanno cambiato la disciplina), ma una volta che ha lasciato la clinica, può essere portata ovunque – in una scuola, nel retro di una macchina, o, ironia dell’ironia, in qualche stradina secondaria. Inoltre non c’è nulla che impedisca che il farmaco venga preso nella fase sbagliata della gestazione, il che può essere molto pericoloso per la donna.

  1. Tenere le vittime di abusi lontano dalle autorità

Le precedenti considerazioni inducono a concludere che la liberalizzazione della pillola abortiva è utile per coloro che vogliono tenere le donne lontane dalle autorità il più possibile – per esempio, le vittime di abusi o di sfruttamento.

  1. “Casa” potrebbe significare qualsiasi cosa

A dispetto di tutti i discorsi sul fatto che le donne siano in grado di prendere la pillola nel “conforto della propria casa” non si è mai chiarito cosa significhi in pratica. Infatti, a differenza di “ospedale” e “chirurgia generale”, non ci sono specifici requisiti su ciò che viene classificato come una casa. Potrebbe variare da un palazzo a una roulotte, o una tenda, o una casa galleggiante. L’assenza di verifica riguarda ovviamente anche cose basilari come un letto, cuscini, asciugamani, una ciotola per il vomito, un bagno di servizio, acqua corrente calda e fredda, riscaldamento, illuminazione, un telefono funzionante in caso di emergenza ... Non ci sono assolutamente requisiti, e nessun modo di farli rispettare se ci fossero.

  1. La casa potrebbe essere a chilometri di distanza da un ospedale

Poiché ci sono possibili complicazioni con un aborto farmacologico, ci si potrebbe aspettare, da parte dei fautori di tali aborti, una certa preoccupazione per le donne che sono in grado di arrivare in ospedale in caso di emergenza. Tuttavia con la loro retorica sulle difficoltà di spostamento per raggiungere la clinica per la seconda pillola, i sostenitori dell’aborto a domicilio danno per scontato che lo spostamento sia agevole proprio per quelle donne che avrebbero difficoltà a raggiungere un ospedale! È pericoloso dare alle donne l’aborto farmacologico se non sono facilmente reperibili per l’assistenza o per la valutazione medica.

  1. Lasciare le donne da sole

La disciplina scozzese chiarisce che un altro adulto dovrebbe essere a casa con una donna mentre sta soffrendo gli effetti della pillola abortiva. Ma come si effettua un tale controllo? Il secondo adulto potrebbe essere chiunque abbia appena compiuto 18 anni o anche qualcuno molto vecchio, fragile e incapace di avere il controllo sul decorso di un aborto farmacologico. Potrebbe essere un partner violento o addirittura un magnaccia. Inoltre, un adulto non è né un professionista medico né un medico iscritto all’albo. Il governo gallese, invece, non ha nemmeno specificato che un adulto sia presente.

  1. L’effetto psicologico di abortire a casa

Sappiamo che un aborto farmacologico può essere profondamente traumatico e fisicamente molto doloroso, indipendentemente dalle circostanze. Persino il programma della BBC Abortion on Trial, sebbene generalmente molto favorevole all’aborto, lo ha chiarito: molte delle donne descrivono l’orribile dolore fisico di un aborto farmacologico e l’angoscia di dover vedere il bambino morto. Una partecipante ha detto: «Vorrei che qualcuno mi avesse detto che avrei visto il prodotto della gravidanza», mentre un’altra ha riferito di aver visto scivolare il bambino sotto la doccia. Sappiamo anche, dalle testimonianze di coloro che hanno consigliato alle donne attraverso l’Abortion Recovery Care and Helpline (ARCH), che il luogo in cui avviene l’aborto può innescare flashback traumatici. Quanto peggio è quando il posto è casa tua, piuttosto che una clinica anonima che puoi lasciarti alle spalle? La ripercussione psicologica di dover vedere, e sciacquar via, il bambino stesso è grave. Come può essere promosso questo nel migliore interesse delle donne?

  1. Banalizzazione dell’aborto

Infine, permettere agli aborti di avere luogo a casa banalizza l’aborto. Certo, questo è un male per i bambini, ma è anche un male per le donne. Ciò porterà inevitabilmente le donne a dire che possono facilmente optare per l’aborto, quando ciò potrebbe non essere ciò che vogliono veramente. Rende più probabile che saranno costrette ad abortire e se ne andranno per affrontare le conseguenze da sole. L’aborto trattato come qualcosa che può essere fatto durante il fine settimana senza supervisione medica, piuttosto che una procedura seria con rischi ed effetti collaterali reali, significa che la salute delle donne viene sacrificata a un’ideologia che si preoccupa solo di ampliare l’accesso all’aborto a tutti i costi.

Traduzione a cura della Redazione, non rivista dall’autore

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