26/07/2018

A Verona ringhia quel femminismo che ha in odio la vita

Le reazioni del post femminismo triste e arrabbiato col mondo sono state a dir poco scomposte, come se fosse stata proposta l’abrogazione della 194 (volesse il Cielo): oggi 26 luglio il Consiglio comunale di Verona discuterà le due mozioni proposte dai consiglieri leghisti Zelger e Grassi: l’una (la 434, cui abbiamo già accennato qui) per incentivare il sostegno economico alla maternità e le adozioni dei neonati abbandonati, l’altra (la 441) per predisporre un apposito spazio funerario nel cimitero comunale destinato alla sepoltura dei bambini non nati. A fronte di sì lodevoli iniziative e del sempre più irragionevole furore che si erge per contrastarle, rivolgiamo tutta la nostra stima e il nostro sostegno a quei politici che non si lasciano intimidire nella battaglia per la verità e la vita.

Gli esponenti del PD Benini e La Paglia hanno definito la mozione Zelger «intrisa di ideologia» (sic!). «Basti dire – affermano i consiglieri – che su 1.440 parole che compongono il testo, la donna è citata direttamente solo quattro volte, [quale orrore!] e sempre come soggetto passivo, bisognoso di “informazione” e di tutela sanitaria. In quanto ideologica, la mozione ignora volutamente tutto ciò che riguarda la soggettività femminile…».Potremmo star qui a divertirci con la logica aristotelica, dimostrando che una dichiarazione del genere altro non è se non una petizione di principio (ragionamento fallace in cui la proposizione da provare è supposta nelle premesse), ma sarebbe pretenzioso. Ci limitiamo a dedurre che per lorsignori il consenso informato e la tutela sanitaria sono un’offesa alla soggettività femminile.

Proseguono, i consiglieri, accusando la mozione di far «confusione tra pillola abortiva e pillola del giorno dopo. Restando ai dati oggettivi, – concludono– la realtà delle cose è che i dati sugli aborti sono in costante calo, e questo grazie alla legge che si contesta». Constatando che  nella mozione non compare neanche una volta l’espressione “pillola del giorno dopo”, immaginiamo che i consiglieri alludessero al riferimento generico alle «pillole abortive»; lasciando intendere che la pillola del giorno dopo non lo sia. Una volta per tutte ribadiamo quanto già ripetuto ad nauseam: e cioè che l’effetto antinidatorio di pillole dette contraccettive, impedendo l’annidamento dell’embrione nell’utero, è né più né meno che abortivo. Punto.

Quanto poi alle sviolinate sulla riduzione degli aborti «grazie alla legge» 194, non riusciamo a trattenere la curiosità:
SE prima della 194 l’aborto era vietato, oneroso e pericoloso;
dopo la 194 è divenuto accessibile, gratuito e sicuro;
COM’È POSSIBILE che sia merito della legge se si registra una riduzione deli aborti?
La verità è che il fenomeno è legato a cause che niente hanno a che vedere con l’applicazione della 194, ossia la diffusione capillare dei metodi contraccettivi (più conosciuti e meglio applicati che in passato) e delle pillole antinidatorie che, pur non rientrando nelle statistiche, di fatto contano come aborti.

Il giornalista Giuseppe Civati ha parlato di «attacco frontale alla legge che norma l’interruzione di gravidanza. Una stagione di oscurantismo e di negazione dei diritti, agognata dai settori più integralisti, che richiede la mobilitazione di tutti i cittadini». Il movimento femminista Non una di meno – Verona, poi, si è subito attivato con campagne sui social e interventi di mailbombing contro le caselle di posta dell’amministrazione cittadina, annunciando presenza in Comune «in difesa degli inalienabili diritti di autodeterminazione e riconoscimento per donne, gay, lesbiche e persone trans, per monitorare e denunciare ogni scelta oscurantista affinché l’istituzione pubblica e laica non diventi ostaggio di pericolose derive confessionali».   Riferimento LGBT a parte (cosa c’entra? Ma sì, in fondo non guasta mai), sorprende questa furia cieca del femminismo che sembra non badare più neanche ai contenuti: ormai è un riflesso condizionato. E tutto questo perché? Per la proposta di aiutare le mamme in difficoltà a portare avanti la gravidanza e di trattare i corpicini dei feti abortiti come esseri umani quali sono. Ma allora, ammettetelo, voi siete per l’autodeterminazione, non siete per la donna…

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
VeronaSera

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