08/03/2018

A Dio, piccolo Isaiah. Riposa in pace: hai finito di combattere

Dio ci perdoni, il piccolo Isaiah Haastrup ieri sera è morto. Gli hanno staccato i supporti vitali e lui, piccolo combattente ha continuato a respirare da solo.

Ma poi non ce l’ha più fatta.

Ovviamente i media ignorano la cosa.

Emmanuele Di Leo di Steadfast onlus scrive su Facebook:

«Il piccolo guerriero #Isaiah è salito al cielo. Come un vero guerriero ha combattuto eroicamente. Nonostante il boia inglese gli abbia tolto la respirazione artificiale, il nostro piccolino ha dato prova della sua  forza respirando autonomamente!!!! 
Quante altre vittime innocenti, questo malato sistema giuridico inglese deve mietere prima di riuscire a comprendere che il valore della vita non si basa sulla sua qualità?! Mi stringo, ci stringiamo a papà Lanre, mamma Lakesha e a tutta la famiglia.
#PrayForIsaiah»

Isaiah, 12 mesi (si veda anche qui e qui), ) era  ricoverato al King’s College Hospital, in Gran Bretagna. La sua condizione era dovuta a problemi medici avvenuti durante il parto che ha messo in pericolo anche la vita di sua madre.

Nel novembre del 2017 è iniziato il processo, che ha portato a vietare al papà di Isaiah di andare a visitare il figlio in ospedale, in conseguenza a un diverbio tra l’uomo e il personale sanitario. Sono passati intanto i mesi e il processo è andato avanti. Infine il giudice MacDonald, dell’Alta Corte, ha sentenziato: «I am satisfied that it is not in his best interests for life-sustaining medical treatment to be continued». In nome del famigerato “best interests” nel nome del quale è stato ucciso il piccolo Charlie, un altro bambino è stato condannato a morte.

I ricorsi – anche alla CEDU – sono stati inutili:  i genitori non hanno alcun potere di salvare la vita  del figlio che hanno concepito, che hanno amato, che hanno visto nascere e assistito per quasi un anno. Il loro bambino non è più “loro”, è dell’ospedale dove è in cura…

Secondo quanto dichiarato dai medici stessi, il piccolo Isaiah aveva un minimo livello di coscienza e la mamma sostiene che quando gli parlava il figlio le rispondeva aprendo un pochino un occhio. Il fatto di decidere che la qualità della sua vita fosse insostenibile è dunque totalmente arbitrario. Ma ormai è chiaro: si sta imponendo sempre più un’eugenetica di Stato.

Ormai la nostra umanità è stata sostituita dalla giurisprudenza e tutti noi, se non agiamo e ci impegnano per la vita, siamo dei boia anche noi.

Dio ci perdoni.

Redazione


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