22/06/2020 di Manuela Antonacci

A Bologna via libera all’aborto con la Ru486 dal prossimo settembre

Alcuni giorni fa, il Policlinico Sant’Orsola di Bologna ha preannunciato il via libera all’aborto farmacologico in regime di Day Hospital. Lo ha affermato il direttore Renato Seracchioli che, evidentemente considera gli aborti farmacologici e chirurgici una priorità. Seracchioli infatti, ha dichiarato che da settembre inizierà l’attività ambulatoriale dell’utilizzo della Ru486 e l’aborto chirurgico nel primo trimestre, “attività” entrambe sospese a causa del Covid.

Non solo, il direttore sottolinea anche come questa veloce ripresa sia stata possibile grazie al calo dei medici obiettori che, a suo dire, costituirebbe un “problema”, al punto da spingerlo a salutare con favore il dato relativo all’aumento dei medici non obiettori, in seguito alle nuove assunzioni. Non contento, inoltre, Seracchioli, ha sottolineato anche che, nonostante oggi gli obiettori siano scesi dal 70 al 65%, il loro numero "è ancora critico".

Tutta esultante, ha manifestato il suo entusiasmo, per l'avvio della Ru486 al Sant'Orsola, anche la consigliera comunale Pd, Simona Lembi, che ha insistito, ultimamente, su quello che anche a suo dire, è il “problema” dei medici obiettori al Policlinico. "Ancora non so darmi risposta del perché sullo stesso territorio, con la stessa storia e le stesse norme- afferma Lembi- ci sia questa anomalia. Per questo accolgo con favore l'assunzione di nuovi medici e la piena applicazione della 194 al Sant'Orsola".

Purtroppo, negli ultimi anni a Bologna, gli aborti farmacologici eseguiti con la Ru486 sono aumentati notevolmente, a fronte di un calo degli aborti chirurgici. E questo, come abbiamo sottolineato in più occasioni, non è certo un dato confortante, perché come ben sappiamo, l’aborto farmacologico porta con sé l’aggravante di una vera e propria banalizzazione di un’esperienza che rappresenta comunque un trauma sia fisico che psichico nella donna. Non si insiste, infatti, abbastanza sui problemi di salute che l’assunzione della pillola abortiva causa nella donna che di fatto, viene lasciata da sola a gestire tutte le conseguenze del suo gesto, dopo appena qualche ora di assistenza ambulatoriale, dimessa come se avesse eseguita una banale operazione di routine.

Per di più è stato stimato che sempre a Bologna, nel 2019, il 62% delle Ivg nel primo trimestre di gravidanza è stato di tipo farmacologico. Insomma, non si capisce proprio di cosa ci si rallegri, laddove la morte sembra avere l’ultima parola

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