WCF Verona: oscenità veicolate dai media e oscenità inventate

Più si avvicina il Congresso Mondiale delle Famiglie, e più è evidente lo strabismo che contrassegna molti media, capaci da una parte di inventare scandali che non esistono e, dall’altra, di veicolare storie che, per usare un eufemismo, proprio ordinarie non sono. Per quanto riguarda gli scandali inventati di sana pianta, un caso da manuale è quello di Theresa Okafor, attivista nigeriana che nel 2014 – a quanto riportano alcune fonti – avrebbe proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso. Un fatto di certo molto grave, non c’è dubbio: se fosse vero. Ma invece non esistono riscontri che lo sia. Neppure uno.

Infatti, come abbiamo già avuto modo di chiarire su questo portale, quest’accusa deriva da un rapporto della Human Rights Campaign (Hrc) – associazione pro Lgbt, dunque non certo super partes – che rimanda a un articolo che, oltretutto senza portare alcuna prova al riguardo, afferma che non la Okafor in persona bensì il gruppo di cui fa parte (un’organizzazione ombrello che include tutta una serie di associazioni), avrebbe sostenuto l’approvazione del divieto di relazioni omosessuali. Siamo insomma nel campo delle pure e gratuite illazioni.

Ciò nonostante, i grandi media – salvo poche lodevoli eccezioni – si sono prestati a questa campagna calunniosa. E la cosa ancor più paradossale è che lo fanno con un doppiopesismo tale per cui da una parte, per l’appunto, si diffondono calunnie ai danni di Theresa Okafor e, dall’altra, si presentano quasi con enfasi vicende moralmente non certo esaltanti. Basti pensare, solo per fare un esempio, alle dichiarazioni dell’attrice e conduttrice Emanuela Tittocchia rilasciate a Mattino Cinque a proposito di una relazione a dir poco anomala avuta dalla stessa. «Ho conosciuto il figlio del mio parrucchiere», ha dichiarato la Tittocchia, «e mi sono in un certo senso innamorata di questo bambino di 11 anni».

Un’ammissione sconvolgente che, benché abbia fatto notizia, alcuni si sono precipitati a presentare come una forma d’amore e d’innamoramento certo un po’ fuori dagli schemi, ma tutto sommato neppure così grave perché, si sa, “;al cuor non si comanda”. Ora, senza voler emettere alcun giudizio nei confronti di alcuno, viene però da chiedersi come sia possibile non cogliere la parzialità di un sistema della comunicazione che da una parte imbastisce processi gratuiti e sommari contro Theresa Okafor – e tanti saluti al rispetto delle donne, evocato e dimenticato a seconda della convenienza – e, dall’altra, arriva quasi a celebrare confessioni che, semplicemente, tolgono le parole.

Ragion per cui viene da auspicare che, prima di scrivere altre fake news sul Congresso Mondiale delle Famiglie – esercizio su cui tanti, troppi si sono impegnati in queste settimane – certi giornalisti e intellettuali facessero un po’ di sana autocritica. Perché se oggi esiste un certo tipo di caos etico non è assolutamente colpa dei difensori della “;società naturale fondata sul matrimonio”, anzi; quelli che dovrebbero fare ammenda sono ben altri. E guarda caso siedono, ultimamente, sul pulpito dei moralizzatori. Il che è semplicemente intollerabile.

Un motivo in più per augurare un largo successo all’evento di Verona, in modo che l’opinione pubblica possa venire a conoscenza – al di là delle calunnie raccontate – delle ragioni e dei valori di una galassia, quella pro family, che custodisce un serbatoio ideale senza cui non l’Italia e neppure l’Europa, ma l’Occidente intero è destinato a non avere futuro.

Giuliano Guzzo

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