22/11/2020 di Luca Scalise

Wanda Poltawska, l’amica di Wojtyla che oggi rivive i drammi dell’eugenetica nazista

«Adolf Hitler, nella sua ricerca di creare una "razza padrona", pura e biologicamente potente, nel 1933 legalizzò l'uccisione di bambini non nati che avevano o avrebbero potuto avere “difetti” alla nascita», leggiamo su La Nuova Bussola Quotidiana. Oggi, chi difende i non nati viene discriminato, minacciato e maltrattato proprio da chi ostenta antinazismo.

In questa parentesi storica, dove gli esseri umani più indifesi vengono vilmente bersagliati, ha vissuto la polacca Wanda Wojtasik Poltawska. Imprigionata nel 1941 nel campo di concentramento di Ravensbrück, essa fu destinata ai crudeli esperimenti “medici” praticati sugli esseri umani dai nazisti. Anche quando il campo fu liberato e lei poté salvarsi, le immagini di ciò che aveva vissuto non la poterono più abbandonare. Solo l’amicizia con un sacerdote, Karol Wojtyla, il futuro Giovanni Paolo II, poté aiutarla.

«Durante la mia prigionia al campo di Ravensbrück vedevo i nazisti buttare i neonati nei forni crematori: per tutta la vita avevo davanti agli occhi queste immagini strazianti. Per questo motivo mi sono promessa, se fossi sopravvissuta, di studiare medicina e di difendere la vita», racconta.

Bambini buttati nei forni crematori. Ci rendiamo conto di che razza di crudeltà? E quelli nel grembo materno cosa sono, grumi di cellule? Niente affatto: la scienza riconosce che sin dal concepimento sono esseri umani. Perché discriminare una categoria di esseri umani al punto tale da consentirne l’eliminazione fisica? Perché esporre a possibili gravi rischi, con l’aborto volontario, la salute fisica e psichica delle donne?

Nonostante tutto, oggi ancora in tanti osannano leggi pro morte – come anche quelle su eutanasia, suicidio assistito e fine vita -, come se fossero “all’avanguardia” sul piano dei “diritti umani”. E chi stabilisce se un essere umano ha diritto alla vita o meno? La legge del più forte?

Oggi, in Polonia, gli abortisti vandalizzano le chiese, interrompono le celebrazioni e minacciano i fedeli, è questo il loro modo di manifestare “civilmente” e “democraticamente” per l’aborto. Non è certo un bello spettacolo per la dottoressa Poltawska, dopo quello che ha vissuto.

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