Utero in affitto: in India previste forti restrizioni ma rimane una pratica ingiusta

Al Parlamento indiano  è stata approvata in prima mattuta una proposta di legge sull’utero in affitto, molto interessante.

Il disegno di legge presentato lo scorso 15 luglio alla Camera bassa di Delhi prevede una serie di restrizioni rispetto alle precedenti norme che hanno consentito all’India di diventare il centro nevralgico mondiale del mercato di bambini artificialmente concepiti, anche grazie ai prezzi “concorrenziali” (dai 18 mila ai 30 mila dollari, un terzo delle tariffe previste negli Stati Uniti).

L’utero delle madri surrogate non sarà più “in affitto” ma “in comodato d’uso gratuito”. Inoltre, potranno usufruirne solamente coppie indiane eterosessuali, regolarmente sposate da cinque anni e di età compresa tra i 26 e i 55 anni (lui) e 23 e 50 (lei). La donna che si presterà all’operazione dovrà rispondere ai seguenti requisiti: essere parente della coppia; avere un’età compresa tra i 25 e i 35 anni; avere già almeno un figlio.

Questo drastico ridimensionamento, tuttavia, non conduce a standard accettabili per la Chiesa Cattolica. Sulla questione è intervenuto il dottor Pascoal Carvalho, medico di Mumbai e membro della Pontificia Accademia per la Vita. Intervistato da Asia News, il dottor Carvalho ha ricordato che «sia la maternità surrogata commerciale che altruistica richiedono l’uso dell’inseminazione in provetta, pertanto tutte le forme di surrogazione sono un illecito morale».

Anche mettere a disposizione gratuitamente il proprio utero, quindi, va considerato come «un tragico abuso del naturale processo riproduttivo». Il medico indiano rimarca quindi che l’utero in affitto rimane «la più grande sfida etica lanciata al Magistero della Chiesa da parte della cultura distorta della società moderna». Carvalho annovera quindi tra «l’illimitato potere della scienza, la ricerca tecnologica e il progresso [scientifico] senza rispetto della vita; l’aborto, il divorzio e le tecnologie di riproduzione assistita; la clonazione, la ricerca sulle cellule staminali, la surrogazione di maternità, l’eutanasia e tutte le questioni etiche e biomediche» tra «le più grandi minacce alla famiglia e alla vita». In conclusione, il membro della Pontificia Accademia per la Vita afferma: «Davanti a queste enormi sfide etiche, la Chiesa cattolica in India è un potere difensore della cultura della vita».

Ci permettiamo di aggiungere che i bambini non sono cose: non solo non si comprano ma neanche si regalano.

Luca Marcolivio

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