14/06/2016

Utero in affitto da osteggiare. Su basi scientifiche

«La pratica dell’utero in affitto da un punto di vista scientifico è da osteggiare».

Un’affermazione chiara, lucida, puntuale. Un’affermazione che sorprende, nella nostra cultura edonista e relativista. E un’affermazione che stupisce ancora di più in quanto riportata su Il Fatto Quotidiano.

Ma andiamo con ordine. Nei mesi scorsi abbiamo parlato moltissimo del tema dell’utero in affitto (per esempio qui); lo abbiamo fatto sulla scorta della discussione del ddl Cirinnà, ma anche dei diversi casi di compravendita di bambini da parte di persone famose, o ad opera di strutture che basano il proprio profitto sul desiderio di genitorialità delle persone. Tanti episodi che hanno in comune una visione di fondo totalmente errata, che concepisce le persone (donne e bambini in primis, ma talvolta anche gli uomini “venditori di sperma”) come semplici strumenti atti a soddisfare i propri desideri, spesso dietro un compenso in denaro: «Voglio un figlio (maschio)», oppure «Voglio che la madre di mio figlio sia bionda». Detto, fatto.

Torniamo oggi sul tema per riportare alcune riflessioni del medico e psicanalista Luciano Casolari, pubblicate – come si diceva – su Il Fatto Quotidiano in due articoli distinti (si veda qui e qui).

«Allo stato attuale della conoscenza scientifica – scrive Casolari – non vi sono dati sufficienti per affermare che vi siano o non vi siano gravi problemi per un bambino allevato da una coppia omosessuale (anche se le testimonianze che iniziano a circolare in merito sono tutte negative, ndR) [...] L’unico argomento su cui esistono svariati e concordanti dati scientifici è relativo ai problemi psicologici inerenti alla pratica dell’ “utero in affitto”».

Nonostante il tentativo – sempre così abusato – di affrontare questo tema sull’onda del sentimentalismo (... si sa, sembra che tutte le donne non vogliano far altro che portare in grembo il figlio di un’altra, animate da grande spirito di generosità), lo psicanalista ribadisce che la verità scientifica dice altro. Infatti, «la ricerca psicoanalitica ha ormai ampiamente documentato come la relazione durante la gravidanza non sia solamente di natura fisica ma anche e di grande importanza di tipo emotivo. La pratica dell’utero in affitto rompe artificialmente e in modo traumatico una relazione emotiva in un momento cruciale con seri rischi per la sanità mentale della donna e del bimbo».

A conferma di questo è sufficiente pensare al trauma infantile che sono costretti ad elaborare i bambini cui la madre è morta dandoli alla luce, piuttosto che alla sindrome post-aborto (si veda qui). Perché, anche se spesso non lo si considera, l’utero in affitto comporta serie conseguenze sulla donna che viene privata di sue figlio: «Forse perché – scrive ancora lo psicanalista – si fa pagare per questa pratica sembra ininfluente la sua vita psichica. Anche per lei il rischio collegato alla cessione del bambino è molto elevato per gravi patologie psichiatriche soprattutto di natura depressiva e per il suicidio. Fantasmi ancestrali, che certi miti greci mostrano in tutta la loro forza, si agitano dentro questa povera madre che ha voluto o dovuto cedere ad altri il figlio».

In proposito, a chi ancora non la conoscesse, consigliamo di leggere la testimonianza di Elisa Anna Gomez, che ProVita ha invitato a parlare durante una Conferenza Stampa in Senato.

Mamma e figlio sono legati in maniera profonda, viscerale, «per cui quel bambino è figlio di quella madre indipendentemente dalla genetica. Per non parlare delle attuali conoscenze che affermano che l’espressività genetica viene influenzata e modulata dall’ambiente e quindi certamente anche dalla fase di gestazione uterina».

La vita inizia fin dal concepimento ed è dunque da questo momento che ogni persona inizia a strutturare la propria identità. Un dato di fatto, questo, che porta lo psicanalista a concludere: «Cambiare la figura di riferimento, che per convenzione si definisce figura materna (o “concetto antropologico”, per qualcuno), non è quindi irrilevante, ma estremamente pericoloso».

La pratica dell’utero in affitto è dunque, concludendo, «una attività ad altissimo rischio per l’insorgenza di gravi patologie psichiatriche sia per la madre surrogata che per il bambino».  Ce lo dice (anche) la scienza.

Invece, il rapporto mamma-figlio è stupendo, e andrebbe valorizzato. Su questo bisognerebbe tornare a puntare al giorno d’oggi: sulla riscoperta della bellezza della maternità (in questo caso fisica, ma non solo), quale fonte di realizzazione delle donne.

Redazione


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