22/04/2022 di Jacopo Coghe

Utero in Affitto, cosa sta succedendo in Italia?

Per "utero in affitto" si intende un accordo fra due o più parti, in virtù del quale una donna si impegna, dietro compenso o a titolo gratuito, a farsi fecondare o a farsi impiantare un ovulo fecondato al fine di portare a termine una gravidanza per conto di uno o più committenti, e a consegnar loro il bambino dato alla luce rinunciando a ogni diritto su di esso. Lo scopo del contratto è di sopperire all’infertilità dei committenti e soddisfare così il loro desiderio di maternità/paternità.

Ma qual è lo stato dell’arte nel nostro Paese? La pratica è legale?? Si rischiano pericolose “aperture”? La maternità surrogata, è vietata in Italia dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita (articolo 12 della Legge n. 40 del 2004), che punisce chi «realizza, organizza o pubblicizza» ogni forma di maternità surrogata in cui la gestazione avviene per conto d’altri. Il reato è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a 1 milione di euro. 

Nelle ultime settimane la politica ed in particolare le diverse componenti del  centrodestra stanno lavorando per  un più completo stop a questo abominio, mettendo la pratica al bando anche da possibili “sotterfugi” legali, pensiamo infatti a quando la pratica avviene all’estero. In tal senso, proprio ieri, è stata votata dal centrodestra unito in Commissione Giustizia alla Camera la proposta di legge a firma Meloni come testo base in materia di utero in affitto, con la pdl Carfagna che resta abbinata. Le iniziative compatte del centrodestra in Parlamento vanno proprio nella direzione di rendere l’utero in affitto reato universale, quindi punirlo anche quando commesso all’estero da un cittadino italiano, modificando così l’articolo 12 della legge 40.

C’è poi la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal leader della Lega Matteo Salvini a inizio aprile, che mira ad introdurre nel Codice Penale una nuova fattispecie di reato per contrastare la pratica, sanzionando chi, in qualsiasi forma, la commissiona, realizza, organizza o pubblicizza, come ha dichiarato Simona Baldassarre, europarlamentare e Responsabile del Dipartimento Famiglia della Lega. La richiesta è quella di condannare chi si reca all’estero per aggirare i divieti nazionali e porre anche un’attenzione particolare alla tutela del bambino già nato da maternità surrogata, tramite l’intervento de Tribunale dei minori ai fini dell’adozione.

Prima ancora di Meloni, Carfagna e Salvini, inoltre, era stato il senatore leghista Simone Pillon, nel 2019, a presentare un disegno di legge in materia, con l’obiettivo di introdurre elementi più innovativi e stringenti, dall’illiceità delle trascrizioni di atti compiuti all’estero all’inasprimento delle sanzioni penali. La norma attuale, infatti, non è ancora estensibile all’estero e ciò produce fenomeni di vero e proprio “turismo riproduttivo”. Persone senza scrupoli vanno ad acquistare i gameti sul mercato straniero e ad affittare così l’utero di donne, quasi sempre del terzo mondo, che hanno problemi economici. La proposta di Pillon, dunque, va nella direzione di proteggere le donne, perché l’utero in affitto, come ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza n. 272 del 18 dicembre 2017, è contrario alla loro dignità e mina nel profondo le relazioni umane, mettendo in crisi anche le relazioni genitoriali del figlio, reso artificialmente orfano di madre.

Ed è proprio sulla questione estero che arrivano invece i problemi di possibile “apertura” in Italia della maternità surrogata, ovvero quando il divieto normativo viene aggirato, semplicemente – purtroppo – “commissionando” il bambino all’estero, specialmente nei Paesi poveri e svantaggiati dove molte donne sono disponibili a concepire e portare avanti una gravidanza sapendo che il bambino verrà loro sottratto subito dopo il parto. Il bambino viene quindi riconosciuto dai committenti nello Stato estero e iscritto all’anagrafe locale, dopodiché si chiede la trascrizione all’anagrafe italiana. Ecco dunque l’importanza e la necessità, da parte di politica e magistratura italiana, di fare di tutto per vietare in ogni modo che ciò possa avvenire, rifiutando quindi di trascrivere all’anagrafe dei comuni un bambino con “due papà” o “due mamme”.

Politica e magistratura che, però, sembrano prendere strade diverse, soprattutto quando alcuni esponenti politici vengono meno al dovere di tutela dei più fragili: le donne sfruttate e i nascituri costretti ad essere oggetti dei desideri altrui e non soggetti di diritto. Pensiamo infatti all’apertura choc del ministro della Famiglia Elena Bonetti, che lo scorso 20 aprile, a proposito dell'iscrizione all'anagrafe dei figli delle famiglie omogenitoriali, ha parlato di «bene reale per il Paese» a cui, secondo il ministro, è necessario porre rimedio. Una dichiarazione che, purtroppo, apre alla barbara pratica dell’utero in affitto.

Gli attivisti e i politici pro Lgbt non nascondono le loro intenzioni, ad esempio Marilena Grassadonia dal palco della manifestazione di Milano del maggio 2021 affermò che «il ddl Zan è solo l’inizio», ma i veri obiettivi sono quelli di smantellare la legge 40 e legalizzare l’utero in affitto. Tra l’altro, lo ricordiamo, la Grassadonia è stata da poco nominata a capo del nuovo Ufficio Diritti LGBT+ di Roma Capitale dal sindaco Roberto Gualtieri.

Oltre alla sinistra e agli attivisti Lgbt ci sono poi gli “imprenditori” dell’utero in affitto, che tentano di inclinare sempre di più il piano su cui far scivolare l’Italia su questa barbara pratica. Il riferimento è alla volontà, per adesso solo rimandata al 2023, di svolgere a Milano la Fiera “Un Sogno chiamato Bebè”, inizialmente in programma per i prossimi 21 e 22 maggio ma poi annullata dagli organizzatori per «circostanze al di fuori del» loro «controllo». L’annuncio della Fiera, infatti, era stato accolto da numerose polemiche e proteste e anche dalla petizione lanciata da Pro Vita & Famiglia, poiché i proponenti sono gli stessi che, con la medesima iniziativa, hanno già pubblicizzato e promosso l’utero in affitto a Colonia, Parigi, Monaco e Berlino nel corso del 2021.

L’utero in affitto è quindi impensabile in Italia? Purtroppo no. Il rischio c’è e non è da sottovalutare perché le istanze, soprattutto da parte del mondo progressista e arcobaleno, ci sono, sono tante e neanche troppo nascoste o velate. Ed è qui, dunque, che hanno un ruolo fondamentale le azioni già messe in atto da una parte della politica e dall’associazionismo, che da sempre chiedono una moratoria internazionale nonché di essere reato universale.

 

 

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