11/05/2016

Unioni civili, Renzi impone la fiducia: è l’ora della resistenza

Sulle unioni civili il governo Renzi chiederà la fiducia anche alla Camera.

Lo ha annunciato ieri in aula – tra le proteste delle opposizioni – il ministro per i rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi.

Viene così svelato, ancora una volta, il vero volto della moderna sinistra italiana, che a parole si dice democratica. Il Partito Democratico, a guida Matteo Renzi, il “rottamatore”, il “giovane”, il grande líder maximo d’Italia, impedisce il dibattito parlamentare su una questione che riguarda il futuro della nostra civiltà e la natura stessa dell’uomo.

Lo pseudo-matrimonio gay sarà permesso dallo Stato italiano attraverso un atto di forza bruta dell’esecutivo che, in cerca di voti e desideroso di accreditarsi come autorevole ed illuminato, è ricorso a metodi dittatoriali pur di far approvare il ddl sulle unioni civili.

L’arroganza e la protervia del presidente del Consiglio, che gioca a fare il Duca d’Atene Gualtieri VI di Brienne, non hanno limiti. Noi e molti italiani, faremo tutto quanto è in nostro potere (finché ci sarà consentito) per dargli una sonora batosta al referendum costituzionale. Non c’è più spazio per i tiepidi e i dialoganti. Renzi va mandato a casa senza se e senza ma, e con lui tutti coloro che si sono resi complici del suo cattivo governo.

Non possiamo infatti dimenticare che il regime renzista si è instaurato non in virtù dei voti dei cittadini, ma sia perché è stato voluto dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (il comunista che in gioventù lodava la repressione sovietica in Ungheria e in vecchiaia ha firmato la condanna a morte per Eluana Englaro), sia perché dei feticisti delle poltrone lo appoggiano. Come ad esempio Alfano e la galassia centrista, formalmente “cattolica”.

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Gualtieri VI di Brienne (Duca d’Atene), cacciato da Firenze il 26 luglio 1343 per il suo dispotismo

Il “matrimonio” gay e, presto, molto presto, l’adozione per le coppie omosessuali con annesso sdoganamento dell’utero in affitto, entreranno a far parte dell’ordinamento italiano e del nostro bagaglio culturale grazie alla connivenza dei cosiddetti “cattolici”.

Diciamolo chiaramente: i neo-democristiani in verità non hanno mosso un dito per difendere la famiglia naturale, quella di cui si parla nella stessa Costituzione, ed il diritto dei bambini ad avere un papà ed una mamma. Pur di salvare il posto, hanno venduto l’anima (già parecchio malandata) e si sono consegnati totalmente al Leviatano. Voteranno la fiducia al suo governo, volendo farci credere che il bianco è nero e che il nero è bianco.

Ma il problema, si badi bene, non è tanto tecnico. Non è la fiducia o l’assenza di dibattito parlamentare. Lamentarsi solo per questo punto, come fa qualcuno dopo aver mantenuto per mesi un silenzio assordante e complice, è troppo poco. Il vero problema è il ddl in sé, perché distrugge non solo la famiglia, non solo i bambini, ma persino la realtà. Inventarsi che anche due uomini o due donne possono sposarsi e metter su famiglia è una menzogna, è il tentativo di cambiare la natura e, per l’appunto, la realtà. Su questo aspetto, purtroppo, chi adesso si scandalizza per la fiducia, non ha detto una parola. E quando l’ha detta, l’ha sussurrata, con tante ambiguità. Anzi, addirittura ha lavorato per ostacolare quanti hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro l’opera eversiva del governo. Se avremo le unioni civili, ovvero lo pseudo-matrimonio gay in Italia, lo dobbiamo a chi ha mercanteggiato con Renzi: vergogna!

Ora, a questa deriva dittatoriale e a questa supponenza bisogna rispondere in modo degno. Ricorrendo per esempio all’obiezione di coscienza, sebbene non sia prevista dal ddl Alfano-Cirinnà-Renzi. Protestando, votando No al referendum costituzionale del prossimo autunno, tartassando i politici e non avendo paura di sfidare le autorità. Ma per far questo occorre essere uomini. Occorre cioè avere il coraggio di non cedere al nuovo corso, di non farsi mettere il marchio della Bestia di cui parla l’Apocalisse. Questo è il tempo della resistenza.

Santa Caterina da Siena, donna, analfabeta e laica, nel 1376, osava chiedere a Papa Gregorio XI di non essere fanciullo timoroso, ma virile”. Noi ci permettiamo di rivolgere lo stesso appello agli ecclesiastici, ai nostri politici e a noi stessi. Perché tempi duri ed eroici ci aspettano.

Federico Catani


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