26/02/2016

Unioni civili: dal ddl Cirinnà a quello Alfano-Renzi

Con le unioni civili l’Italia è finalmente entrata a pieno titolo nel mondo moderno ed occidentale. Così dicono.

A noi sembra che da ieri pomeriggio anche il nostro Paese abbia deciso di gettarsi di corsa nel baratro.

Quello che è andato in scena a Palazzo Madama è uno spettacolo nauseabondo. Ancora una volta, come già accaduto per il divorzio e per l’aborto, una legge contraria al diritto naturale e rivoluzionaria dal punto di vista antropologico e sociale è stata approvata con l’avallo e/o la connivenza dei “cattolici” (le virgolette sono obbligatorie).

Il maxiemendamento sottoposto al voto di fiducia, preparato in fretta e furia in un giorno, è un obbrobrio anche dal punto di vista tecnico giuridico ed introduce di fatto il “matrimonio” gay.

Checché ne dica Alfano (il cui vero interesse, ormai lo hanno capito pure i muri, è solo e soltanto la poltrona) la legge è da condannare in toto per quattro ragioni principali:

1) Il maxi-emendamento costituisce un nuovo testo di ddl che non solo non è passato dalle Commissioni, come vuole l’art. 72 Cost., ma non è nemmeno stato discusso seriamente in aula. Alla faccia della democrazia. Essendo, poi, una proposta di legge di matrice governativa avrebbe dovuto essere deliberato dal Consiglio dei Ministri e firmato dal Presidente della Repubblica (v. art.87 Cost.).

2) Il maxi-emendamento è stato scritto per “tranquillizzare i cattolici”: togliendo quindi la stepchild adoption e qualche rimando alla disciplina del matrimonio. Ma è evidente che, da parte del Governo questa è una pura operazione di facciata: sulla stepchild ha promesso di ritornarci con una prossima riforma delle adozioni, e le unioni civili fanno ancora sostanziale riferimento alla disciplina del matrimonio: a parte l’eliminazione di qualche obbligo (come la “fedeltà”, già del resto più difficile da adempiere nel contesto gay, e la cui eliminazione comunque si configura più come un “privilegio” per gli omosessuali!), il testo ricalca quasi completamente la disciplina dei coniugi: così per il regime delle condizioni di validità, dello scioglimento, del patrimonio. Addirittura il testo continua a dire che qualsiasi disposizione di legge nell’ordinamento che contenga le parole “coniuge”, “coniugi” o equivalente, si applica alle parti dell’unione civile.

3) Ciò significa che il testo non solo dovrebbe essere incostituzionale per violazione dell’art. 29 Cost. (perché tratta una realtà diversa dal matrimonio come se fosse matrimonio), ma apre la strada alle adozioni gay per via giurisprudenziale, in quanto i giudici europei (la CEDU) hanno chiaramente stabilito che nel caso in cui le unioni abbiano un regime equiparabile al matrimonio, non possono restare fuori dal primo diritti caratteristici del secondo. Senato_utero-in-affitto_unioni-civili_buona scuola_senato_ Cirinnà

4) A tutto questo si aggiunge nella seconda parte la disciplina delle convivenze (etero ed omo) che non è mai stata discussa in modo approfondito: ad esempio il ddl potrebbe obbligare una “fidanzatina” a mantenere economicamente l’ “ex-fidanzatino” in caso di rottura della relazione, e ciò senza che tra di loro sia intercorso nessun accordo in proposito (anzi, probabilmente avranno deciso di non sposarsi proprio per non assumere nessun obbligo particolare).

Il testo ora passerà alla Camera e vedremo cosa accadrà.

Per il momento, comunque, sappiamo i nomi dei senatori che hanno approvato il ddl Alfano-Renzi. Molti di questi accarezzino bene ora lo scranno, perché probabilmente per loro non ci sarà un’altra legislatura. Il popolo del Family day, infatti, ha buona memoria.

Redazione

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