13/02/2021 di Francesca Romana Poleggi

UK: Il bullismo (contro i prolife) che non interessa a nessuno

Nelle università del Regno Unito uno studente su quattro viene apertamente minacciato, maltrattato, e bullizzato per essere pro-vita 
Il sondaggio è stato realizzato dall'Alliance of Pro-Life Students (APS): oltre il 71,9% degli studenti pro-vita  durante lezioni o seminari non ha potuto esprimere le  proprie opinioni.
Il 23,8% degli intervistati è stato minacciato o abusato, allarmato o angosciato,  da azioni o parole di un altro studente o di un accademico a causa della propria appartenenza a un'associazione pro-vita. Un ulteriore 35% dei partecipanti ha riferito di essersi visto cancellare il proprio intervento in occasione di assemblee o seminari o dibattiti. Il 65% degli studenti intervistati ha assistito a discriminazioni o molestie contro un collega  che ha esposto opinioni pro-vita.
 
Negli ultimi quattro anni, presso le Università di Aberdeen , Birmingham, Glasgow, Nottingham e Strathclyde le associazioni prolife sono state palesemente discriminate rispetto ad altri gruppi studenteschi.
 
Un altro sondaggio, condotto da Survation for legal advocacy group, ADF International, ha rilevato che il 27% degli studenti universitari ha "nascosto" le proprie opinioni che potevano essere in contrasto con quelle prevalenti nella propria università.  Il 44% ritiene che i docenti li avrebbero trattati in modo diverso se avessero conosciuto le loro opinioni. Il 38% ritiene che le future carriere di chi esprime apertamente le proprie opinioni possono essere influenzate negativamente.
 
I risultati del sondaggio sono stati presentati al Comitato per i diritti umani, che che sta svolgendo un'inchiesta sulla libertà di espressione.
Al bullismo subito in sede universitaria, poi si dovrebbe aggiungere il cyberbullismo che i prolife subiscono sui social: in quel caso la violenza contro le donne non fa orrore, perché le donne prolife evidentemente non contano.
 
Che la libertà di espressione sia gravemente compromessa in un Paese sedicente democratico come il Regno Unito non ci stupisce: qui in Italia assistiamo quotidianamente alle più svariate forme di bullismo  e di persecuzione nei confronti di chi si pone in contrasto rispetto al pensiero unico dominante (basti pensare alle censure, agli imbrattamenti e agli insulti che riceviamo ogni volta che promuoviamo una campagna a favore della vita o della famiglia).
 
Le nostre testimonial, Maria Rachele e Anna, donne coraggiose, che "ci hanno messo la faccia", ricevono sui social quotidianamente pesanti apprezzamenti da parte dei cultori della morte (anche nel loro caso, evidentemente, i paladini del contrasto alla violenza sulle donne sono piuttosto distratti).
 
Ma tutto sommato è ovvio che chi non ha argomenti e vive di menzogna può reagire alla luce della verità solo con ira e violenza. 
 
Facciamoci coraggio: «Non abbiate paura!» ripetiamo in cuor nostro ricordando un grido che risuonava un tempo in Piazza San Pietro ... ma, soprattutto, concentriamoci sul soverchiante numero di messaggi di solidarietà, di apprezzamento e di incoraggiamento che ci arrivano da tutta Italia. 
 
 
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