27/08/2019

Ucraina, “scartata” una bambina nata dall’utero in affitto

È una storia terribile e di ordinaria ingiustizia, così come lo è la pratica dell’utero in affitto, quella che arriva dall’Ucraina, l’El Dorado della maternità surrogata. Parliamo della vicenda di una bambina prima ordinata “su commissione” da una coppia americana e poi rifiutata, in quanto considerata alla pari di un prodotto “difettato” e che, a causa del comportamento dei suoi “genitori legali”, ora è costretta a vivere, senza il conforto di una famiglia, in orfanotrofio.

Una storia emersa grazie ad una giornalista della rete australiana Abc News, Samantha Hawley, che dopo diversi tentativi e ricerche è riuscita ad incontrare la piccola Bridget insieme all’infermiera che si prende amorevolmente cura di lei, nell’istituto di Zaporizhzhya, a Kiev, in cui vive.

La vicenda è stata ricostruita in un reportage televisivo di circa 20 minuti, realizzato da Hawley, da cui si apprende che Matthew S.E.T., 39 anni, e sua moglie Irmgard P., 61, avevano stipulato un contratto di utero in affitto in Ucraina. Ma al momento del parto i due gemelli comprati dalla coppia sarebbero andati incontro ad una serie di complicazioni: uno, addirittura arrivando a perdere la vita, mentre l’altra, Bridget, subendo importanti danni cerebrali. Per tutta risposta i genitori (sulla carta) della bambina avrebbero pensato bene di abbandonarla tornandosene in California, spingendosi persino a chiedere ai medici, dopo un po’ di tempo, con una lettera formale, di «staccare la spina» alla piccola. La questione si sarebbe fatta, in seguito, più complicata, in quanto la bambina essendo già legalmente figlia dei due americani, e non avendo, dunque, paradossalmente, nemmeno la cittadinanza ucraina, non avrebbe potuto essere dichiarata adottabile e sarebbe stata condannata a rimanere in orfanotrofio a vita.

Fortunatamente, però, due anni dopo, i genitori di Bridget, si sarebbero decisi a dare il consenso all’adozione. Ora la bambina ha tre anni e mezzo ed è curata e coccolata dall’infermiera che la segue dalla nascita, Marina Boyko.

Una storia che mostra il vero volto della barbara pratica dell’utero in affitto che, a differenza dell’adozione, non nasce per dare due genitori ad un bambino, ma un bambino a due genitori, invertendo il naturale ordine di priorità, proprio come avviene in questa triste vicenda, con prevedibili e drammatiche conseguenze.

Peraltro, il garante dell’Infanzia ucraino che ben conosce la storia di Bridget avrebbe dichiarato che sono almeno dieci i bambini nati tramite l’utero in affitto e poi rifiutati perché presentavano malformazioni alla nascita (i casi noti). Insomma, parliamo di orfani creati “a tavolino”, vite deliberatamente spezzate di cui, chi si è preso la briga di “commissionarle”, giocando al Padreterno, non è disposto ad assumersi nemmeno le più basilari responsabilità.

Manuela Antonacci

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