24/02/2022 di Fabrizio Cannone

Tutela minori. Se un funzionario di Facebook viene accusato di pedofilia c’è un problema, anche culturale

Non ci piace la caccia alle streghe, specie sui temi delicati, scottanti e particolarmente penosi della pedofilia, dello stupro, della violenza sessuale e, in generale, di quel dramma che è l’ipersessualizzazione in particolare dei minori.

Notiamo però che quando l’accusato è un sacerdote o un religioso, queste mediatiche caccie alle streghe tengono banco e fanno tendenza. In altri casi, la discrezione è massima e si sfiora la censura per evitare di sporcare la fama di questo o quel vip, di questa o quella multinazionale.

L’Indipendent, alcuni giorni fa, ha riportato la notizia, rimbalzata senza far troppo rumore nel sottobosco del web, delle accuse di pedofilia nei confronti di Jeren Miles, top manager di Facebook (oggi Meta). Le accuse si basano su un video, divenuto virale, il cui il soggetto incriminato, secondo le parole del media anglosassone, avrebbe ammesso di aver “inviato messaggi espliciti a un ragazzo adolescente per pianificare un incontro in un hotel dell'Ohio”.

Il Daily mail specifica però che il ragazzo, ipoteticamente di 13 anni, “era in realtà un account falso creato dal gruppo di cacciatori di pedofili Predator Catchers Indianapolis (PCI)”. Sulla faccenda farà luce la polizia. In ogni caso, i responsabili di Meta, la società madre di Facebook, che fanno capo a Mark Zuckerberg, hanno dichiarato di aver immediatamente licenziato il manager e avviato delle indagini interne per chiarire meglio la sua posizione.

Alcuni siti parlano anche di un collegamento tra Miles e i gruppi Lgbt della California, ma per ora la cosa non pare suffragata da prove certe e apodittiche. Si tratterebbe comunque di un (seppur virtuale) tentativo di adescamento di un minorenne, di sesso maschile, da parte di un adulto.

Purtroppo casi del genere, virtuali e reali, non sono affatto rari e si sono moltiplicati grazie ad una cultura che Pro Vita & Famiglia denuncia ormai da tempo. Da un lato, infatti, la cosiddetta ipersessualizzazione dei minori, attraverso film, cartoni animati, fumetti, social senza filtri, per non parlare di un’educazione sessuale esplicita o libertina, se non prossima alla perversione.

Dall’altro l’esaltazione se non la santificazione di tutte le presunte “forme” della sessualità (come il cosiddetto poliamore). Il che crea un alibi se non una giustificazione morale al continuo abbassamento dell’età in cui il consenso sessuale è ritenuto legittimo. Dai 18 ai 16 anni, fino ai 14 e oltre.

Crediamo dunque sia necessario un cambio di rotta generale ed esistenziale che inizi con la purificazione della cultura libertaria egemone. Una purificazione che – il caso di Jeren Miles fa, purtroppo, scuola – dovrebbe iniziare proprio da un maggior controllo da parte delle multinazionali dei social network, proseguendo ovviamente in parallelo con il contrasto alla pornografia e alla pedopornografia e a tutte quelle realtà che promuovono lo sballo, la trasgressione e il libertarismo come stile di vita.

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